Cosa succede se non pago un finanziamento?
Conseguenze, tutele e prescrizione dei debiti con banche e finanziarie
Saltare una rata: quando è un problema e quando no
Non pagare una rata di un finanziamento non sempre è un dramma, soprattutto se il contratto prevede una certa tolleranza. Molti istituti inseriscono infatti l’opzione “salta rata”, esercitabile da 1 a 3 volte durante il piano di rimborso.
Tuttavia, quando le rate non pagate diventano numerose, la banca inizia a preoccuparsi e può attivare diversi strumenti a tutela del credito.
Le prime conseguenze dei mancati pagamenti
1. Solleciti e interessi di mora
Se le opzioni di tolleranza sono esaurite, l’istituto interviene con:
Sollecito telefonico
Prima raccomandata che comunica:
Applicazione di interessi di mora
Addebito delle spese di recupero e postali
Se il debitore non si mette in regola, la situazione peggiora.
2. Segnalazione come cattivo pagatore
La banca può procedere alla segnalazione presso i Sistemi di Informazioni Creditizie (SIC), come la CRIF.
Essere iscritti al CRIF significa:
Impossibilità o difficoltà ad ottenere nuovi finanziamenti
Permanenza della segnalazione da 3 a 60 mesi, in base al numero di rate non pagate
Nota: l’opzione “salta rata”, essendo un servizio accessorio, comporta un costo aggiuntivo sulla rata.
Come proteggersi da eventuali difficoltà economiche
Polizze a tutela del credito: CPI e PPI
Per evitare problemi legati all’impossibilità di pagare le rate, è possibile attivare:
CPI (Credit Protection Insurance)
PPI (Payment Protection Insurance)
Queste polizze coprono il debito residuo o il pagamento delle rate in caso di eventi imprevisti che impediscono al debitore di adempiere. Anche queste comportano un costo aggiuntivo.
Cosa succede se non si paga per lungo tempo
Pignoramenti e tutele per il debitore
Se la situazione continua a peggiorare, la banca può avviare azioni esecutive come il pignoramento.
Possono essere pignorati tutti i beni presenti e futuri del debitore, tranne:
Mobili essenziali (letto, tavolo, sedie…)
Beni necessari al lavoro
I primi beni ad essere pignorati sono:
Auto
Grandi elettrodomestici
Conto corrente (entro i limiti di legge)
Limiti al pignoramento del conto
La legge tutela il minimo vitale:
Non possono essere pignorati i primi 1.381,26 €
Oltre questa cifra si può trattenere solo il 20% (il famoso quinto)
Lavoratori autonomi
Per loro è possibile pignorare i crediti verso i clienti, anche se è più difficile individuarli.
Debitori nullatenenti
Se il debitore non possiede beni o li ha intestati ad altri, le azioni esecutive risultano spesso inefficaci.
Quando un finanziamento non pagato va in prescrizione
In generale, i debiti verso banche e finanziarie si prescrivono dopo 5 anni.
Ma la prescrizione si interrompe ogni volta che la banca invia una comunicazione formale di rivendicazione, facendo ripartire il conteggio.
Con il passare del tempo, comunque, il debito può essere ridotto perché diventa per la banca più oneroso mantenerlo che chiuderlo.
Piani di rientro e saldo e stralcio
Le finanziarie possono proporre accordi di rientro ridotti, anche con sconti fino al 70% sul debito per prestiti al consumo.
Per mutui e fidi bancari la riduzione è solitamente minore.
Cancellazione dalla CRIF
Per i prestiti in sofferenza o incagliati, occorrono 36 mesi dalla data del saldo per la cancellazione definitiva della segnalazione.
