BUSINESS PLAN E CFO: COME SOPRAVVIVERE ALL’IMPRESA DI FARE IMPRESA IN ITALIA.

 

Non bastava il Covid per danneggiare la nostra già debole economia.

Oggi chi ha un impresa si trova ad affrontare :

  1. la guerra in Ucraina,
  2. le sanzioni ai russi che non comprano più in Italia,
  3. l’esplosione del costo energetico e il conseguente aumento dell’inflazione. 

Se si aggiunge che in questi mesi si sono intensificate le attività di accertamento degli enti italiani di riscossione e il rischio insolvenza generale, conseguente ai rimborsi dei numerosi prestiti erogati dagli istituti di credito grazie alla garanzia dello Stato la frittata è servita.

Fisco e banche i due prossimi scogli che potrebbero scatenare sulla nostra economia effetti strutturali pesanti e a breve termine.

I nodi generati delle deroghe concesse alle nostre imprese in due anni di pandemia purtroppo stanno venendo al pettine.

Da due anni erano fermi gli accertamenti per tutte quelle imprese che non sono state in grado di pagare le rate delle imposte pregresse. Le rate erano state sospese a seguito della normativa emergenziale Covid-19, visto che molte attività erano costrette alla chiusura causa lockdown e pandemia.

Ora però arriva una fase nuova, molto complicata e la volontà di voler fare impresa – e farlo con tanta passione e coraggio – non basta. 

Lo Stato vuole essere pagato e la procedura per riuscirci è molto più semplice che in passato.

Per lo Stato parliamo di un possibile recupero di 2,4 miliardi di debiti dormienti.

I debiti pregressi risalgono nel tempo, poiché i ruoli, cioè l’iscrizione dei processi pendenti, sono riferiti alle annualità dal 2016. C’è la possibilità per gli enti pubblici di fare il pignoramento conto terzi, tramite conto corrente, senza passare da un decreto ingiuntivo.

In pratica una PMI che non paga gli bloccano il conto corrente e pignorano il dovuto in tempi strettissimi.

L’atto di accertamento diventa immediatamente esecutivo e si passa direttamente all’espropriazione forzata.

La procedura di riscossione è attuata dagli enti locali, Comuni e Regioni.

Per questo motivo migliaia di aziende coinvolte sono a rischio fallimento.
Chi non ha pagato le rate dei debiti è costretto a valutare la rateizzazione tributaria per bloccare il pagamento del dovuto, interrompendo così i pignoramenti e le azioni esecutive.

Si prevedono per queste trattative in parte impreviste, almeno per la determinazione dimostrata ad oggi dallo Stato che sembra non voler concedere altre tregue.

Come scrive Italia Oggi, sembra che le imprese coinvolte su questo fronte siano il 43% complessivo dei contribuenti, pari a 500.000 aziende italiane. 

Questo sul lato tributi, ma non basta. 

Alla condizione di costoro va a sovrapporsi un altro problema, quello delle aziende che hanno usufruito della moratoria dei finanziamenti concessi dalle banche con il decreto legge “Cura Italia” nella primavera del 2020.

In pratica alle piccole, medie e microimprese, erano state sospese le scadenze per il pagamento di rate di prestiti e mutui, canoni di leasing, prestiti non rateizzati fino a dicembre 2020.

La misura è scaduta a fine dicembre e non è stata rinnovata per evitare una procedura di illegittimità dell’Unione Europea per aiuti di Stato. C’è stata una proroga che ha previsto la sospensione  del pagamento della sola quota di capitale in scadenza prima di quella data con iscrizione del debitore come Forbone in centrale rischi e l’impossibilità – da tutti forse non conosciuta – di non poter più accedere al credito per il prossimo futuro per dichiarata incapacità di ottemperare ai propri impegni.

Il 31 marzo prende quindi avvio lo stop alle moratorie del Decreto Cura Italia: fino a questo momento, l’impresa che ha ricevuto un finanziamento ha avuto la possibilità di chiedere una moratoria, con l’effetto di sospendere il pagamento del proprio debito rinviandolo al futuro.

Dal 31 in poi la stessa impresa dovrà ricominciare a pagare il debito (capitale e interessi), senza alcun percorso di gradualità.

Il 30 giugno inoltre cesserà anche il regime agevolato delle garanzie statali e gratuite sui finanziamenti bancari, operate finora dal Ministero dello Sviluppo Economico e da Sace. 

Ciò significa che se sinora le banche hanno fatto affidamento su una valutazione del merito di credito di una azienda contando su una garanzia dello Stato, dal 1 luglio si tornerà a chiedere e valutare gli strumenti di garanzia forniti dagli imprenditori, che in questo momento stanno tornando ai margini ante-covid in un contesto di delicata e fragile ripresa.

Sarà possibile ricorrere agli strumenti di garanzia offerti dallo Stato, ma non saranno più gratuiti e non forniranno più le ampie coperture previste nella fase emergenziale, il che significa che il ricorso agli stessi dovrà risultare economicamente efficiente nel contesto di riferimento.

Il rating delle imprese e i relativi indicatori tra cui DSCR torneranno a farla da padrone. 

Considerando inoltre la quantità di nuova liquidità immessa sulle Imprese (sfruttando la misura temporanea 3.2 che ha portato a finanziamenti garantiti dallo Stato, concessi con mesi di ammortamento) che ha innalzando l’indebitamento a medio lungo termine dalle PMI le premesse per un pesante Credit Crunch ci sono tutte. 

Oggi l’accavallarsi di queste condizioni potrebbe creare un mix devastante per il sistema Paese, con un ulteriore indebolimento del tessuto produttivo, altri indebitamenti e una perdita generale del potere d’acquisto degli italiani.

Per Unimpresa la condizione di rischio insolvenza, per il mancato pagamento delle rate dei mutui, coinvolgerebbe 700.000 imprese, con un possibile crac da 27 miliardi di euro. 694.894 aziende italiane, a partire dal 2020, avevano sospeso le rate di prestiti bancari per un importo complessivo di 27,1 miliardi.

Già nel 2021, secondo un report dell’Istat, metà delle nostre imprese erano strutturalmente a rischio fallimento. 

Per la precisione si sosteneva che il 45% non avrebbe retto ad un’altra crisi. E qui tra guerra, speculazione sul costo dell’energia e aumento dell’inflazione parliamo di un quadro molto severo di problemi.

La spinta inflazionistica è dovuta anche a tutto questo inevitabile sistema. 

Ci troviamo in un momento delicato proprio quando i fatturati sembrano tornare a un periodo pre-pandemia, le aziende non solo devono sostenere i loro oneri di funzionamento, ma devono recuperare i debiti fiscali, previdenziali e bancari che erano stati congelati dalle moratorie, il tutto in un contesto dove la fase emergenziale non può dirsi del tutto passata. 

Inutile dimenticare che, mentre le aziende virtuose hanno usato i finanziamenti “covid” come sostegno vero per dare continuità alla crescita e all’innovazione, altri ne hanno fatto un uso precario andando a coprire buchi precedenti e viziando in parte il mercato.

Rinviare al futuro ancora il debito corrente non è più accettato e possibile. 

Ma quindi quali sono le soluzioni per superare questa fase delicata? 

Sicuramente sfruttare questi ultimi mesi per accaparrarsi nuova finanza a condizioni ancora accettabili.

Significa fare cassa a medio lungo termine per non trovarsi con i conti in rosso evitando che il Credit Crunch e il costo del denaro blocchi le erogazioni (o lo faccia con il contagocce e a prezzi folli rispetto ad oggi i cui tassi di mercato sono ancora negativi).

Portare a casa un chirografario con garanzia dello Stato a 9 anni (il decreto lo prevede) con un pre-ammortamento di 6/12 mesi e tasso tra il 2/3% è cosa buona e giusta per calmierare gli incrementi previsti e fare sulle scorte o acquisti arbitraggio. 

Ma fare ulteriore debito come detto non basta e può diventare deleterio.

Perché se i margini sono inferiori al costo del denaro che andiamo ad acquistare e non finanziamo attivi il rischio che si crei l’effetto boomerang esiste. 

Serve un monitoraggio continuo dei costi, delle fonti di finanziamento, servono delle previsioni che diano alla impresa una direzione da seguire. 

Questo può essere fatto solo attraverso un direttore finanziario (Chief Financial Officer, CFO) ovvero colui che si occupa della gestione delle finanze di un’azienda.

Le sue funzioni comprendono il monitoraggio del flusso di cassa e la pianificazione finanziaria, nonché l’analisi dei punti di forza e di debolezza dell’azienda e la proposta di azioni correttive.

Peccato che un CFO può costare dai 120/140000 Euro all’anno e le nostre PMI non possono certo permetterselo e in alcuni casi le sue piene funzioni sarebbero in molti casi superflue. L’alternativa esiste e consiste nel prendersi un CFO in affitto pagandolo molto bene e usandolo per le sole cose che servono. 

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La direzione da seguire viene invece stabilita solo attraverso un Business plan ovvero uno strumento in grado di guidarti nelle scelte future evitando errori che se non messi prima su carta possono davvero costarti caro. 

Anche questo servizio nasce dalla vera esigenza che la PMI italiana ha manifestato in questi anni. 

Business Plan e CFO sono gli investimenti che possono permetterti di programmare il tuo futuro, ottenere il massimo dalle banche e dalla finanza agevolata che con il nuovo PNRR promette molto alle PMI che intendono proseguire nella loro impresa di fare impresa e farcela.

Vivere o stare in piedi grazie ai sussidi non è più possibile ed è arrivato il momento agire con due strumenti che hanno lo scopo di riportare a galla il destino di tante PMI abbandonate in questi ultimi due anni difficili.

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A presto.

Dott. Tescari.

 

ACCEDERE ALLE MORATORIA PMI E NUOVE CLASSIFICAZIONI BANCARIE DEI CLIENTI

In una recente interrogazione parlamentare in commissione Finanze alla Camera, Maria Cecilia Guerra – sottosegretaria al MEF – ha confermato che un’impresa che utilizzi ancora la moratoria/sospensione “di legge” – prevista dal D.L. Sostegni-bis – non può essere unica causa di classificazione a sofferenza, ma può portare la banca a rivedere la classificazione (“staging”) attribuita all’azienda cliente.

Tale valutazione rimane nella piena autonomia dell’istituto di credito, a prescindere dal fatto che l’impresa richiedente stia accedendo di fatto ad un beneficio di legge tramite la Moratoria PMI.

Significa di fatto che salvo, dunque, il divieto di classificare a sofferenza il cliente per il solo fatto che abbia ottenuto la moratoria PMI ex legge, decorsi i 9 mesi “di grazia” concessi da EBA per le moratorie collegate all’emergenza sanitaria da Covid-19, le banche possono in questa fase tenute ad effettuare valutazioni sulla effettiva capacità del cliente affidato/finanziato di rimborsare il credito in condizioni di normale attività e senza ricorrere alle eventuali garanzie che lo assistono.

Se ci pensate ha una sua logica. Le banche sono enti e strutture private che hanno le sue logiche di redditività e gestione. 

Non sono come spesso detto in questo BLOG tenute ed obbligate a finanziare niente e nessuno. 

Per questo anche senza il manifestarsi di scaduti o sconfini, le banche devono valutare se classificare un credito come forborne (performing nonperforming ) o, peggio, a UTP (unlikely to pay = inadempienza probabile) a seguito della valutazione che il cliente non sia nella situazione di rimborsare il credito in condizioni di normalità, ma solo ricorrendo alla attivazione delle (eventuali) garanzie esistenti.

Questa valutazione pone in potenziale difficoltà l’impresa, non tanto sul fronte delle segnalazioni a sistema (Centrale dei Rischi), quanto sulle future, eventuali, richieste di credito alla banca concedente. La classificazione a forborne del credito porta ad un incremento degli accantonamenti prudenziali cui la banca è tenuta e, nel caso più estremo, se le misure di concessione determinano per la banca una perdita superiore al 1% del valore del credito, questa è tenuta a ridefinire ulteriormente la classificazione del cliente verso il default.

In termini pratici significa che chi ha chiesto di sospendere le rate di debiti bancari contratti in maniera leggera non ne può ottenere altri e nei casi peggiori si parla di una durata pari a circa 24 mesi dalla fine della moratoria.

Ricordiamo qui le principali categorie di classificazione dei crediti bancari:

  • CREDITI PERFORMING o “IN BONIS”

Si tratta di crediti che non mostrano segnali di difficoltà; sono collegati ad esposizioni che la banca (o in generale il soggetto finanziatore) ritiene solvibili, senza dubbi sul rimborso del credito, nè sulle relative scadenze contrattuali.

  • NPL-non performing loans o CREDITI DETERIORATI

In questo caso abbiamo:

ESPOSIZIONI SCADUTE DETERIORATE: sono tali se per oltre 90 giorni continuativi persiste il mancato pagamento o lo sconfino.

INADEMPIENZE PROBABILI (UTP – UNLIKELY TO PAY):  si tratta di crediti per i quali la banca valuta improbabile che, senza il ricorso alle garanzie eventuali che assistono le operazioni, il debitore adempia integralmente alle proprie obbligazioni creditizie, sia nel rimborso del capitale, che sul pagamento degli interessi. Si tratta di crediti di aziende che attraversano situazioni di difficoltà, eventualmente temporanea e che possono ancora essere riportati in bonis.

CREDITI IN SOFFERENZA: si tratta di crediti verso soggetti debitori che si trovano in stato di insolvenza o in situazioni sostanzialmente equiparabili, ancorchè non accertate giudizialmente ed indipendentemente dalle previsioni di perdita formulate dalla banca. Non è necessario che questo status di non solvibilità sia accertato giudizialmente.

I CREDITI FORBORNE

Accanto alle precedenti tipologie di non performing loans le autorità di vigilanza europea hanno introdotto un’ulteriore definizione, quella di crediti oggetto di concessione (forborne exposures). Si tratta di crediti (non necessariamente deteriorati, ma anche in bonis) oggetto di concessioni (in inglese “forbearance“) da parte del soggetto finanziatore (banca o intermediario finanziario). Tali concessioni costituiscono una modifica alle condizioni contrattuali originarie che la banca concede all’impresa cliente. Tali misure di forbearance possono essere:

  • forborne performing exposures, se riguardano clienti in bonis,
  • non-performing exposures with forbearance measures, se riguardano clienti classificati in stato di deterioramento.

La definizione di “forborne” non costituisce una categoria di attività creditizia (classificazione) e non ha riflessi sulle segnalazioni in Centrale dei Rischi, tuttavia si pone come strumento addizionale di valutazione da parte del soggetto finanziatore.

Il merito del credito di una impresa è frutto di numerose logiche e qualsiasi scelta finanziaria che può influenzarlo (come in questo caso la moratoria ABI) va presa con estrema attenzione pensando alle eventuali conseguenze che può avere sul futuro aziendale.  

Per qualsiasi ulteriore approfondimento ti invito a visitare il sito www.bilancioutile.com o scrivere a info@bilancioutile.com

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Dott. Tescari.

 

DL LIquidità. PMI schiave o aiutate dalle banche? 

DL Liquidità. PMI schiave o aiutate dalle banche? 

Ieri è stato approvato il dl liquidità che dà sostegno per 400 miliardi alle piccole, medie e grandi imprese sul territorio nazionale in tempi di crisi economica da coronavirus.

Il popolo di esperti su Facebook si è già scatenato in merito sentenziando che:

  • In Germania i fondi a disposizione delle aziende sono a fondo perduto e 5 volte superiori ai nostri (ma loro non pagano i debiti di guerra),
  • In Svizzera basta compilare un solo modulo (e i soldi te li portano al tavolo insieme ad una barretta di cioccolato fondente),
  • Ci stanno fregando perché questo che le banche offrono non è aiuto di Stato ma debito (e dovremmo magari anche restituirlo),
  • Se ci fosse ancora la Lira stampavamo moneta e invece ci hanno tolto la sovranità (e adesso vogliono comprarci il Colosseo messo all’asta).

Al dì la di queste panzane, che possono anche in parte nascondere delle sottili verità, se mi conosci sai che cerco sempre di accantonare le polemiche sterili e concentrarmi sul quello che di VERO e CONCRETO si può fare se hai una PMI.

Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha definito questa manovra e il DL LIquidità “un vero e proprio bazooka di liquidità che porta a più di 750 miliardi il credito mobilitato”. Ora questa definizione mi sembra un po’ eccessiva.

Vero che la liquidità messa sul piatto non è poca ma forse questo Ministro non conosce la differenza tra plafond stanziato e plafond erogato.

Un po’ come l’imprenditore che si vanta del fatturato in crescita senza capire che, finché non lo incassa e il lavoro si trasforma in soldi, la partita non è per niente vinta.

Dal dire al fare c’è di mezzo il mare.

La garanzia dello Stato che copre l’80% dei finanziamenti destinati alle Piccole e medie imprese esiste da sempre.

Plafond dedicati, strumenti di finanza agevolata, sospensione delle rate dei finanziamenti, per chi fa il mio lavoro, non sono una grande novità.

Il vero scoglio, e penso succeda anche questa volta, è sempre uno solo:

ANDARE IN BANCA E FARSELI DARE (QUESTI BENEDETTI SOLDI).

 

Quindi di fatto cosa cambia rispetto al passato con questo nuovo decreto?

Vediamolo nel dettaglio.

 

Garanzia di Stato attraverso Sace.


Le misure adottate dal DL Liquidità prevedono garanzie da parte dello Stato per 200 miliardi, concesse attraverso Sace in favore di banche che effettuino finanziamenti alle imprese di ogni dimensione. In particolare, la garanzia coprirà tra il 70% e il 90% dell’importo finanziato, a seconda delle dimensioni dell’impresa, ed è subordinata a una serie di condizioni tra le quali l’impossibilità di distribuzione dei dividendi da parte dell’impresa beneficiaria per i successivi dodici mesi e la necessaria destinazione del finanziamento per sostenere spese ad attività produttive localizzate in Italia. Possiamo tranquillamente dire che la garanzia al 90% copre gran parte delle nostre piccole e medie imprese visto che il limite per l’abbassamento tocca aziende con più di 5000 Dipendenti e fatturato inferiore a 1,5 miliardi di Euro.

ATTENZIONE: L’importo della garanzia non potrà superare il 25% del fatturato registrato nel 2019 o il doppio del costo del personale sostenuto dall’azienda.

Questa misura prevede per le Piccole e medie imprese, anche individuali o Partite Iva, 30 miliardi di plafond ma, l’accesso alla garanzia rilasciata da Sace, sarà subordinato alla condizione che le stesse abbiano esaurito la loro capacità di utilizzo del credito rilasciato dal Fondo Centrale di Garanzia.

Considerando che il valore medio di garanzia che il Fondo Centrale di Garanzia rilasciava per partita iva ammontava a 2,5 milioni di Euro possiamo tranquillamente sostenere che questo plafond interesserà grandi aziende (e saranno le stesse banche ad indirizzarle o no su questo plafond).

 

Fondo centrale di garanzia per le Pmi.

Più interessante risulta invece il plafond del Fondo Centrale, strumento usato dalle banche (e che esiste ormai da oltre 20 anni) per il quale viene disposto con il DL DL Liquidità un ulteriore potenziamento.

In questo caso i distingui vengono fatti in funzione dell’importo richiesto.

Sono infatti ammessi al Fondo con copertura al 100%, e senza procedura di valutazione da parte del medesimo, i nuovi finanziamenti di durata massima di 6 anni a favore di PMI e piccoli professionisti, per un importo massimo di 25.000 euro e comunque non superiore al 25% dei ricavi del beneficiario; il rimborso del capitale non decorre prima di 18 mesi dall’erogazione del prestito.

Il Fondo può ora concedere garanzie a titolo gratuito fino a un importo massimo di 5 milioni di euro anche alle imprese con numero di dipendenti inferiore a 499. L’estensione è quindi verso un plafond raddoppiato (prima la cifra massima era 2,5 milioni per P. Iva) e il limite dei dipendenti (che prima era quello definito all’interno della definizione di PMI ovvero 250 dipendenti).

La garanzia del fondo stesso è pari al 90% dell’importo mentre ultimamente, e in condizioni ordinarie, era stata ridotta al 60% in funzione del rating positivo dell’azienda e della finalità della richiesta.

Infine, per le imprese con ricavi fino a 3,2 milioni di euro, la garanzia concessa dal Fondo al 90% può essere cumulata con un’altra garanzia di un terzo soggetto, per ottenere prestiti con una garanzia del 100% su finanziamenti di importo massimo di 800.000 euro (e comunque non superiori al 25% dei ricavi del beneficiario).

Il Fondo – già ampliato dal decreto ‘Cura Italia’ (decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18) con 1,5 miliardi di euro – completa così la sua trasformazione in strumento a supporto della piccola e media impresa, a tutela di imprenditori, artigiani, autonomi e professionisti, nonché a salvaguardia dell’export e di tutti quei settori che costituiscono con le eccellenze del Made in Italy.

È inoltre previsto un forte snellimento delle procedure burocratiche per accedere alle garanzie concesse dal Fondo.

Questa non è notizia di poco conto dato che fino a ieri il vero limite dell’accesso al credito utilizzando questi mitigatori (Sace e FCG) erano proprio i tempi di perfezionamento che in alcuni casi superavano i 2 mesi di tempo.

Altro aspetto da tenere presente è che tale garanzia deve essere fornita GRATUITAMENTE.

Significa che la banca non deve farvi pagare, spesso succede attraverso altri soggetti giuridici, alcun importo per la richiesta di garanzia al Fondo Centrale.

Insistete su questo argomento e, se vedete che la banca non molla l’osso, CAMBIATE banca e cercatene una che procede all’accesso diretto al FCG senza intermediazione.

In alcuni casi infatti le commissioni subdole arrivano al 2% dell’importo del finanziamento per la gestione di una richiesta che – fidatevi – impegna un operatore credo massimo un quarto d’ora.

Ultimo aspetto, con la garanzia al 100%, le maglie di concessione dovrebbero premiare situazioni che fino a ieri, per colpa del rating negativo, non avevano possibilità di accedere al credito.

 

Sostegno all’export.

Il decreto DL Liquidità potenzia anche il sostegno pubblico all’esportazione, per migliorare l’incisività e tempestività dell’intervento statale. L’intervento introduce un sistema di coassicurazione in base al quale gli impegni derivanti dall’attività assicurativa di Sace sono assunti dallo Stato per il 90% e dalla stessa società per il restante 10%, liberando in questo modo fino a ulteriori 200 miliardi di risorse da destinare al potenziamento dell’export e la diffusione del Made in Italy.

L’obiettivo è di consentire a Sace di far fronte alla crescente richiesta di assicurare operazioni ritenute di interesse strategico per l’economia nazionale che la società non avrebbe altrimenti la capacità finanziaria di coprire.

Uscire infatti dal mercato domestico dove mi pagano a 90/120 giorni riduce l’utilizzo degli affidamenti bancari, gli oneri che bisogna pagare a queste ultime e migliora il rating della tua Piccola e media impresa.

In questi casi assicurare il proprio credito su mercati nuovi è inoltre quanto meno doveroso.

Continuità delle aziende.


Il decreto DL Liquidità prevede una serie di misure finalizzate ad assicurare la continuità delle imprese nella fase dell’emergenza, con particolare riguardo a quelle che prima della crisi erano in equilibrio e presentavano una regolare prospettiva di continuità aziendale.

Significa in primis che se prima di questa emergenza non eri regolare nei pagamenti non puoi approfittare della situazione, buttarti nella mischia ed accedere a questi plafond.

Tale intervento avviene in sede di redazione del bilancio in corso, valutando i criteri di prudenza e di continuità alla luce della situazione emergente dall’ultimo bilancio chiuso; disattivando le cause di scioglimento societario per riduzione o perdita del capitale sociale.

Una sorta di condono temporaneo per “giusta causa” che mette un freno alle regole sulla nuova legge per la gestione della Crisi d’Impresa ( Dlgs 14/2019).

Possiamo quindi affermare che il tanto temuto ed atteso controllo (costo) del revisore, che segnala all’OCRI il deterioramento di alcuni parametri, viene rimandato a data da destinarsi.

Accanto a queste due misure a protezione diretta della società se ne affianca una terza che è volta a favorire il coinvolgimento dei soci nell’accrescimento dei flussi di finanziamento verso la società, disattivando in questa fase i meccanismi che in via ordinaria li pongono in secondo piano rispetto ai creditori.

Di fatto il rafforzamento patrimoniale diretto fatto dai soci sarà maggiormente tutelato rispetto al passato.

Vi sono poi misure che riguardano la disciplina del fallimento e che, nell’insieme, sono volte in questa fase a:

  • sottrarre le imprese all’apertura del fallimento e alle altre procedure fondate sullo stato di insolvenza, sino a quando durerà l’emergenza;
  • sterilizzare il periodo dell’emergenza ai fini del calcolo delle azioni a tutela dei creditori (quindi quando il periodo emergenziale sarà passato, i creditori potranno se del caso proporre le azioni revocatorie).

Vengono, per dovere di cronaca, nel nuovo DL Liquidità anche citate le nuove norme sul golden power utili per proteggere le aziende italiane dalle scalate ostili da parte di gruppi stranieri.

Per un anno di fatto viene rafforzata la normativa che permette allo Stato di interporsi a tentativi di acquisizioni di aziende italiane strategiche.

In questo momento è infatti necessario ricomprendere nella protezione statale settori che risultano decisivi per lo sviluppo del sistema Paese e ampliare l’ambito di applicazione a livello europeo. La priorità è tutelare gli interessi nazionali da ogni mira speculativa.

 

Misure fiscali e contabili.

Si interviene infine con norme utili a salvaguardare il cash flow delle aziende attraverso norme urgenti per il rinvio di adempimenti fiscali e tributari da parte di lavoratori e imprese. Questa attività si integra con le azioni già messe in campo per sospendere di fatto tutti i finanziamenti in essere e che ho descritto in questo mio ultimo articolo che trovi qui.

In particolare, si prevede con il DL Liquidità la sospensione dei versamenti di Iva, ritenute e contributi per i mesi di aprile e maggio, in aggiunta a quelle già previste con il Cura Italia.

Nel dettaglio:

  • IVA, ritenute e contributi sospesi per soggetti con calo di fatturato di almeno il 33% per ricavi/compensi sotto i 50 milioni e di almeno il 50% sopra tale soglia;
  • sono sospesi in ogni caso i detti versamenti per i soggetti che hanno iniziato ad operare dal 1° aprile 2019;
  • per i residenti delle 5 province più colpite (Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi, Piacenza), sospensione versamento IVA se calo del fatturato di almeno il 33% a prescindere dalla soglia di fatturato dei 50 milioni;
  • ripresa dei versamenti a giugno, con la possibilità di rateizzazione in 5 rate.
  • La sospensione delle ritenute d’acconto sui redditi da lavoro autonomo prevista dal decreto “Cura Italia” viene estesa anche alle scadenze di aprile e maggio.

È esteso con il DL Liquidità al 16 aprile il termine per i versamenti in scadenza il 20 marzo scorso e la scadenza per l’invio della Certificazione Unica è stata prorogata dal 31 marzo al 30 aprile.

Inoltre esiste con il DL Liquidità un credito d’imposta al 50% per le spese di sanificazione degli ambienti di lavoro allargato anche all’acquisto dei dispositivi di protezione individuale, mascherine e occhiali.

A questo si unisce un meccanismo che permette la riduzione degli affitti, trattata direttamente con il proprietario, attraverso la compilazione del modello 69 unito alla prospettiva di avere crediti d’imposta futuri per gli affitti commerciali non corrisposti.

 

Ora che piaccia o non queste sono le misure a disposizione delle piccole e medie imprese.

 

Soldi a babbo morto non ce ne sono.

Ora puoi scegliere se lamentarti su Facebook e chiedere consiglio a tuttologi o professori che hanno frequentato l’Università della vita o fare il tuo dovere per prenderti parte di questi 400 miliardi.

Perché come in ogni rapporto, anche in questo caso, anche in questa emergenza, ognuno deve fare la sua parte.

Per accedere a questi strumenti dovrai lavorare sul tuo rapporto banca.

Al dì la dei proclami del Governo non sarà facile perchè le aziende che faranno richiesta saranno davvero tante mentre il personale in banca sarà ad orario ridotto.

Il Governo possiamo dire che ha caricato la bomba ma a te resta la responsabilità di far scattare la miccia.

Viceversa, e te lo dico con il cuore in mano, questi soldi resteranno nelle casse delle banche come successo in passato.

Cosa devi in concreto fare avere soldi dalle banche in fretta, senza garanzie, con procedure di delibera a maglie più ampie e a prezzi stracciati?

 

Regola numero 1.

Usa questo tempo relativamente di fermo per presentarti con un bilancio chiuso al 31/12/2019.

La banca vorrà dei dati aggiornati e se gli ultimi ufficiali sono al 31/12/2018 capisci che la possibilità che ci sia un rallentamento nella tua richiesta (o tu non venga ascoltato) esiste oggi che siamo al 7 aprile 2020? Se proprio non riesci prepara una bozza semi definitiva e dai qualche indicazione in merito ai primi mesi del 2020.

 
Regola numero 2.

Chiedi una cifra che effettivamente ti serve.

Non sparare 100 per ottenere 50. Essendo soldi che comunque dovrai rimborsare avere coscienza di quello che si chiede è una strategia vincente che trasferisce alla banca un senso di serietà ed affidabilità.

 

Regola numero 3.

Chiarisci quanto del finanziamento ti servirà per finanziare gli attivi (che genereranno cassa) e quanto i passivi.

Questo perché la banca sa benissimo che se finanzi dei debiti con altri debiti (e non presenti prospettive attive di rilancio) la possibilità che la situazione migliori e tu sia capace di restituire il denaro prestato è praticamente nulla. Unisci alla tua richiesta note circa le politiche di spending review, politiche di marketing e soluzioni nuove che possano dimostrare che i margini della tua impresa saranno, dopo questa guerra che ci è capitata tra capo e collo, meglio attenzionati.

PS: Certo un Business plan con una Worst case e Best case all’interno del quale inserisco la cifra esatta che richiedo sarebbe davvero il massimo.

Queste 3 regole, che sembrano banali, se non applicate rallenteranno il processo, ti porteranno a dover magari cedere al ricatto del tasso non linea con il decreto o a dover rilasciare garanzie personali a latere.

Ti porteranno a non poter sfruttare quello che oggi viene offerto dalle banche, ti porteranno a rivivere quello che già normalmente succede per tutte le aziende che non investono sul miglioramento del proprio rating e non sono dalle banche finanziate.

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A presto.

Dott. Tescari.

 

 

 

 

Decreto Cura Italia. Ecco le misure a sostegno della liquidità.

Decreto Cura Italia a sostegno della liquidità della tua Impresa.

 

E’ da poco uscito il decreto Cura Italia che prevede numerose misure a sostegno delle imprese italiane in questi giorni in cui la nostra economia è fortemente provata dagli effetti del COVID 19.

Parliamo di iniziative che hanno lo scopo di salvaguardare la liquidità delle nostre Piccole e Medie Imprese utilizzando strumenti finanziari che chiedono maggiore sostegno da parte delle banche.

Se mi segui sai benissimo che ho fatto del miglioramento del rapporto tra banche e imprese la mia professione e non posso per questo perdermi le novità proposte in questa fase assai delicata.

Le armi messe in campo attraverso questa che possiamo definire “la prima moratoria di Stato” sono sostanzialmente:

  • la sospensione delle rate delle rate
  • la proroga dei fidi a breve per le PMI
  • misure di rafforzamento del Fondo di Garanzia

Ma passiamo ad analizzarle nel dettaglio per capire meglio di cosa si tratta.

Il primo requisito per poter accedere ai benefici di questo decreto Cura Italia e che la tua azienda stia registrando una riduzione parziale o totale dell’attività quale conseguenza diretta della diffusione dell’epidemia da COVID-19.

Tecnicamente sembra banale ma sempre giusto ricordarlo.

Sospensione rate e proroga fidi per le PMI (art.56).

In questo caso la misura decreto Cura Italia si rivolge a quelle che secondo la definizione UE sono le nostre Piccole Medie imprese (ovvero le aziende con meno di 250 dipendenti, un fatturato che non superi i 50 milioni o che il totale attivo annuo non superi i 43 milioni).

Attenzione: le aziende non devono essere classificate come esposizioni creditizie deteriorate.

Devono tecnicamente rientrare tra i performing o al massimo underperforming (ovvero non siano posizioni definite deteriorate ai sensi della circolare 272 di Banca d’Italia).

In questo caso infatti, se ci sono problemi pregressi di sostenibilità dei debiti l’azienda non può aderire a questa inziativa che, ricordo, premia solo le aziende che hanno effettivamente avuto una riduzione parziale o totale dell’attività quale conseguenza diretta della diffusione dell’epidemia da COVID-19.

PS: Eventuali deroghe possono essere trattate direttamente con la banca ma, in questo caso, mi spiace dirti che le probabilità di riuscita sono davvero basse e unicamente in mano al buon cuore del tuo referente banca.

Il Decreto per quanto riguarda gli affidamenti a breve termine dice invece che gli importi accordati da banche e intermediari finanziari (sia utilizzati che non) per fidi a revoca e autoliquidanti non possono essere revocati in tutto o in parte fino al 30/09/2020.

Di fatto la possibilità che la banca ti chiuda improvvisamente le linee di credito a breve, senza un reale perché, adducendo unicamente al peggioramento del tuo rating viene impedita (per ora) fino a questa data. Questo vale sia per la parte utilizzata che per quella libera a tutela proprio di eventuali problemi di incasso.

Lato prestiti non rateali con scadenza ante 30 settembre 2020 con il decreto Cura Italia sono prorogati fino al 30 settembre 2020 alle condizioni in essere mentre il pagamento delle rate o dei canoni di leasing in scadenza prima del 30 settembre 2020 relativamente a mutui, leasing e altri finanziamenti a rimborso rateale (anche cambiali agrarie) in scadenza prima del 30 settembre 2020 viene invece sospeso sino al 30 settembre 2020 senza maggiori oneri per entrambe le parti (con conseguente e obbligatorio allungamento delle scadenze originarie di rimborso).

È in questo caso facoltà delle imprese richiedere di sospendere soltanto i rimborsi in conto capitale.

A differenza di quanto scritto nel mio ultimo articolo circa la moratoria ABI sembra che, in questo caso, il rating della società non venga in futuro danneggiato.

Almeno questo è quanto dicono in questi giorni i rispetti funzionari di banca a voce (nulla di scritto) anche se mi sembra strano supporre che chi, per varie ragioni, non usufruisce di tali misure contenitive venga considerato, se parliamo di rischio di credito, alla stregua di chi ne usufruisce.

Ti dico questo perché una minima esperienza in banca ce l’ho e molte volte, quello che fuori viene promosso e detto, per varie ragioni, non corrisponde a quanto internamente si dice (e soprattutto fa).

Ti invito, per questa riflessione ulteriore, a leggere l’articolo che ti informa circa tutto quello che devi sapere prima di aderire alla sospensione rate (o moratoria ABI) che trovi sul mio BLOG a questo LINK ==> Leggi l’articolo. 

In questo caso gli istituti finanziatori, per tutelarsi, potranno accedere ad una sezione speciale del Fondo Garanzia PMI che, garantirà senza valutazione, per un importo pari al 33% i maggiori utilizzi, le rate sospese dei finanziamenti rateali e i prestiti non rateali a scadenza prorogati.

Come fare per attivare questo decreto CURA ITALIA?

La prima cosa da fare per ottenere questi benefici offerti dalle banche con il decreto Cura Italia è agire e farlo in FORMA SCRITTA presentando alla banca un’autocertificazione ai sensi dell’art. 47 DPR 445/2000 dove indichi di aver subito una riduzione parziale o totale dell’attività quale conseguenza diretta della diffusione dell’epidemia da COVID-19. Il tutto unito al proprio documento di identità.

Qui puoi scaricare questi documenti in formato word:

Per favorire l’accesso al credito delle nostre PMI utilizzo da anni un metodo che prevede la gestione in anticipo di qualsiasi obiezione che la banca può farti quanto chiedi credito. Preparare e mandare questo documento va quindi FATTO.

Se non credi a quanto di dico vai sul BLOG www.bilancioutile.com per scoprire di cosa parlo.

Misure di rafforzamento Fondo Garanzia PMI (Art. 49)

Riguardo invece le misure di rafforzamento del Fondo di Garanzia per PMI si può far ricorso al fondo di garanzia per ottenere finanziamenti da parte delle banche.

Se non lo sapessi il fondo di garanzia è uno strumento predisposto dal Ministero dello Sviluppo Economico a favore delle piccole e medie imprese per facilitare l’accesso delle stesse al credito bancario.

Queste misure hanno durata per 9 mesi dall’entrata in vigore del DECRETO e riguardano:

  • estensione della durata della garanziadel Fondo per le operazioni per le quali le banche hanno riconosciuto sospensione pagamento rate di ammortamento o della quota capitale;
  • garanzia del Fondo Centrale concessa a titolo gratuito.
  • estensione dell’importo massimo utilizzabile per ciascuna impresa a 5.000.000 di Euro (mentre fino a ieri il plafond era 2.500.000,00).
  • garanzia fino all’80%, per operazioni fino a 1.500.000 euro, con un’istruttoria del Fondo che verrà effettuata solo in base ai dati di bilancio e non in base all’andamentale (Centrale rischi). Sono, come detto in precedenza, in ogni caso escluse imprese con esposizioni come sofferenze o inadempimento probabile, o qualificate come imprese già in difficoltà.
  • le Banche potranno istruire la pratica presso il fondo contemporaneamente alla propria istruttoria in quanto non è dovuta la commissione per il mancato perfezionamento delle operazioni. Questo significa maggior tempestività rispetto all’iter ordinario.
  • Sono ammesse alla garanzia anche operazioni di rinegoziazione del debito purchè con credito aggiuntivo almeno del 10% del residuo.
Da quello che si legge sembra che il Decreto cura Italia favorisca anche i tempi di perfezionamento di queste richieste.

Esiste anche un supporto alla liquidità per le imprese che non hanno i requisiti definiti dalla PMI (art. 56) ovvero quelle che non hanno accesso per i propri parametri al Fondo Centrale di Garanzia. La misura prevede la Garanzia dello Stato a favore di Cassa Depositi e Prestiti per le esposizioni assunte dalla stessa, anche nella forma di garanzie di prima perdita su portafogli di finanziamenti, in favore delle banche e intermediari che erogano finanziamenti alle imprese che hanno sofferto una riduzione del fatturato a causa della emergenza Coronavirus. L’accesso è in questo caso ancora da definire con decreto MEF.

Altri provvedimenti prevedono la volontà dell’intervento Cura Italia nel raggiungere la maggior platea dei soggetti che costituiscono il tessuto imprenditoriale italiano.

Sono così stati previsti interventi a beneficio di:

– lavoratori autonomi e ai liberi professionisti (per 9 mesi dall’entrata in vigore) che autocertifichino ai sensi degli articoli 46 e 47 DPR 445/2000 di aver registrato un calo del fatturato superiore al 33% del fatturato dell’ultimo trimestre 2019, potranno accedere al Fondo di solidarietà mutui prima casa (sospensione delle rate per 18 mesi, senza limite ISEE, per mutui fino a 250.000 euro).

– Settore crocieristico, fortemente colpito tramite garanzia statale agli interventi di garanzia SACE;

– Consorzi Fidi, tramite agevolazioni.

I provvedimenti sono, come sopra sintetizzato, molteplici e indubbio è il beneficio che molte realtà, soprattutto PMI, possono avere in un momento in cui la liquidità della propria azienda viene messa in forte discussione.

A questo link trovi i file da scaricare e utilizzare per beneficiare di queste misure.

Compilati, e come già detto, inviati alla tua banca uniti al tuo documento di identità.

Infine perdonami ma non posso lasciarti con la mia ultima raccomandazione che è quella di utilizzare questo periodo di fermo per dedicarsi alla stesura e presentazione del bilancio 2019.

Appena sarà possibile riaprire le nostre attività servirà certamente consolidare il debito sul medio lungo termine.

Le banche potrebbero avere prodotti dedicati per finanziarti nel lungo periodo e in questa fase, perdere altro tempo, perché ci presentiamo senza dati ufficiali (quali il bilancio 2019 depositato) sarebbe un errore IMPERDONABILE.

Con l’occasione ti invito a visionare sul mio BLOG il servizio Istruttoria Facile.

Una mini guida che ti suggerisce tutte, ma proprio TUTTE le azioni da svolgere per ottenere credito dalle banche.

Ti invito a prepararti, studiare bene la strategia da adottare e alla riapertura delle nostre attività farti trovare pronto per chiedere alla tua banca l’aiuto necessario per finanziare la ripresa della tua attività.

Abbiamo tanto da fare e non possiamo permetterci di perdere altro terreno.

Buon lavoro.

Dott. Tescari.

 

 

 

Moratoria ABI: meglio sospendere le rate dei finanziamenti o non farlo?

Viene estesa ai prestiti fino al 31 gennaio 2020 la possibilità di chiedere la sospensione o l’allungamento. La Moratoria ABI è riferita ai finanziamenti alle micro, piccole e medie imprese danneggiate dal coronavirus. Lo afferma l’Associazione bancaria italiana che ha siglato un addendum all’accordo 2019 con Alleanza delle Cooperative Italiane“.

Ora questa notizia, (che di fatto permette a tutte le PMI di poter sospendere GRATUITAMENTE le rate dei propri finanziamenti o leasing per un anno, o allungare i propri debiti per ulteriori 3 anni), sembrerebbe un’occasione da prendere al volo ma, in questo breve articolo, voglio raccontarti quali effetti negativi potrebbe comportare scegliere “frettolosamente” questa strada.

Capisco sia bello immaginare di poter rinviare la rata del proprio finanziamento, come capisco che molti consulenti oggi vendano in questa possibilità la Moratoria ABI, come la panacea di tutti i mali.
 
Il tuo cash flow, la tua liquidità immediata sicuramente ne beneficerebbe aderendo a questa iniziativa.

Per forza: non paghi più con la Moratoria ABI (o alleggerisci) la rata dei tuoi finanziamenti.

Ma ci sono alcuni dettagli che vorrei riportare alla luce, in maniera che tu possa serenamente prendere questa decisione senza trovarti domani con più danni che vantaggi.

Questo infatti capita spesso quando hai a che fare con consulenti che ti portano benefici a breve termine (non raccontandoti però cosa succederà quando il lungo termine ti presenterà il conto).

Tanta consulenza offerta dal mercato oggi funziona così:

Benefici immediati (quali l’ottenimento di un finanziamento) e conto che arriva nel lungo periodo (finanziamento non sostenibile e condizioni fuori mercato). Il consulente prende subito i soldi e a te restano i problemi, che spesso si risolvono cercando un altro consulente che ti trovi un altro finanziamento per pagare il primo finanziamento. Sembra una barzelletta ma funziona così, quando si ha a che fare con venditori di consulenza interessati solo al loro profitto.

 

Ma andiamo nello specifico, perché ACCETTARE o NON ACCETTARE la moratoria ABI di sospensione dei finanziamenti (anche se a prima vista sembra che ci siano solo vantaggi nell’aderire).

 

#Innanzitutto si dice che la moratoria ABI è GRATUITA.

Certo che è gratuita perché non ci sono spese di istruttoria, ma di fatto pagando interessi per un anno in più (visto che la rata capitale viene sospesa) di gratuito non hai proprio nulla. Alla fine del finanziamento, hai pagato un anno in più di interessi.

#Stabilire quanto sono gli interessi rispetto alla rata capitale è importante. 

Lo dico perché, paradossalmente in un piano di ammortamento alla francese, si rischia che in alcuni casi la rata interessi sia superiore a quella capitale.

#Stabilire che cadenza hanno le rate.

Se per esempio le rate sono semestrali, significa beneficiarne tra 5 mesi.

#In quanto tempo ottengo la Moratoria ABI.

Normalmente la banca ha tempo massimo 30 giorni per rispondere alla richiesta che deve essere inviata tramite raccomandata. Se il finanziamento è garantito dovrai anche sentire (sempre tramite banca) il consorzio di garanzia o il Fondo Centrale di Garanzia che hanno una procedura molto snella per confermare la loro adesione. 

Qui sotto puoi scaricare il file con le indicazioni base per la richiesta di moratoria ABI. 

Prendilo come spunto, ed invia una pec o raccomandata alla banca ove hai stipulato il leasing o finanziamento che vuoi sospendere.  

Vai al LINK ===> scarica il modulo per la richiesta sospensione rate

Ma oltre a questo c’è da valutare effettivamente l’impatto che la Moratoria ABI e la sospensione delle rate avrebbe sulla tua liquidità immediata perché gli effetti di medio lungo termine potrebbero essere davvero una brutta sorpresa per te.

La tua richiesta, quando sarà accordata (e di fatto visibile tra 2 mesi nella tua centrale rischi) diventerà, agli occhi di tutti i tuoi finanziatori, una vera e propria autocertificazione del tuo stato di CRISI. 

PS: Non conosci l’importanza della tua centrale rischi?

Scarica a questo a link le risorse gratuite presenti sul mio BLOG

Ora, quando ti dico che stai dichiarando con la Moratoria ABI lo stato di crisi della tua PMI, significa che le conseguenze di medio lungo termine che la tua PMI subirà saranno:
  • dovrai in PRIMIS accantonare l’idea di poter avere NUOVA finanza in futuro (o almeno per tutta la durata della sospensione).

Di fatto se una azienda dichiara la sua incapacità di pagare i debiti pregressi sarebbe folle come banca concederne nuovi Sei d’accordo? Certo, ci sarà chi ti dice che non è vero, ma basta che rileggi la frase sopra tra virgolette per capire dove sta la ragione. 

  • il Rating della tua impresa peggiorerà

In particolare, in caso di rinegoziazione dei propri finanziamenti, (anche se gestiti secondo una misura che dovrebbe aiutare la tua PMI come l’accordo ABI), il principio contabile IFRS 9 richiede che l’operatore finanziario proceda a ricalcolare il valore lordo dell’attività finanziaria come valore attuale dei flussi di cassa previsti dalle nuove condizioni contrattuali, scontati al tasso di interesse originario. L’utile o perdita derivante dalla rinegoziazione dovrà essere rilevata a conto economico. Inoltre, ai fini dell’allocazione in uno degli stage previsti dal modello generale bisognerà valutare se è intervenuto un aumento significativo del rischio di credito; ciò avverrà confrontando il rischio di default alla data di reporting (in base alle nuove condizioni contrattuali) con il rischio di default originario (sulla base delle condizioni contrattuali iniziali). La definizione contabile di attività finanziaria oggetto di modifiche contrattuali si sovrappone alla definizione prudenziale di forborne exposure introdotta dall’ABE. In generale, l’aspettativa è che posizioni classificate come performing forborne exposure ai fini regolamentari siano assegnate allo stage 2, mentre posizioni classificate come non-performing forborne exposure allo stage 3.Significa che, nel sottobosco dell’ufficio crediti della tua banca, verrai ufficialmente classificato con un profilo di rischio maggiore.

Il tuo rating peggiorerà, la banca dovrà fare maggiori accantonamenti (e questo non la renderà felice).

ATTENZIONE: Il tuo rating peggiorerà con tutte le banche con le quali lavori, anche se la moratoria l’hai chiesta per un solo finanziamento (o leasing).

Il tuo rapporto con le banche peggiorerà e verrà di fatto messo in stand by. 

Per concludere: la moratoria ABI a prima vista è certamente una misura sospensiva ma non va presa e richiesta con troppa leggerezza perché il costo da pagare potrebbe essere superiore ai benefici promessi.

Valuta quindi ATTENTAMENTE se davvero sospendere le rate dei tuoi finanziamenti sia fondamentale per il continuo della tua impresa.

Dopo aver letto questo articolo, se reputi che la moratoria ABI non faccia al caso tuo, tira la cinghia, stringi i denti e lavora su altri aspetti che possano migliorare la liquidità della tua impresa. 

Trovarli potrebbe essere davvero la nuova strada da seguire per un maggiore controllo della reddittività della tua impresa.

Nel dubbio scrivi a: info@bilancioutile.com  

Chi sono per dirlo e darti queste indicazioni lo trovi sul mio BLOG===> www.bilancioutile.com

Ora, sperando che questo articolo ti sia stato d’aiuto, ti chiedo di condividerlo con chiunque abbia una PMI e sia indeciso in questo momento se aderire o non aderire alla nuova moratoria ABI. 

Tengo particolarmente al rating delle PMI italiane, la chiave per poter accedere al credito in banca e far crescere la propria impresa. 

Buon lavoro!

Dott. Tescari. 

 

 

Il nome della tua PMI ha già deciso se prenderai o no soldi dalle banche.

La vita dell’imprenditore non è per nulla semplice e anche solo la scelta di quale nome non dare alla sua impresa può fare la differenza.

Lo dico perché ogni giorno sono come consulente a casa loro.

Vedo le loro aziende, visito i loro capannoni, parlo con i loro dipendenti, conosco i loro clienti (e fornitori) ma soprattutto spesso vedo i loro conti correnti.

  • Debiti CERTI che aumentano e crediti che, chissà chi mai potrà dirlo, quando saranno mai certi.
  • Dipendenti sempre più presuntuosi e ribelli che alla prima parola detta storta si iscrivono al sindacato e ti remano conto.
  • Banche sempre più esigenti ed aggressive.
  • Clienti che non pagano e fornitori sempre più arrabbiati e minacciosi perchè aspettano di essere pagati.

Una vitaccia che farebbe perdere il sonno anche al più temerario di questi eroi.

Spesso quando alcuni di questi fattori arrivano tutti insieme si scatena una vera e propria miccia che porta ad una caduta verticale di tutte le buone intenzioni finora coltivate.

Un vero e proprio cedimento nella vita dell’imprenditore, un mix di situazioni negative che porta irrimediabilmente verso una sola soluzione.

La liquidazione e la chiusura dell’attività come unico rimedio per mettere a tacere focolai diventati insieme ingovernabili.

Chi è (o è stato davvero imprenditore) sa di cosa parlo perchè l’ha vissuto di persona o ci è spesso nella propria vita lavorativa andato davvero vicino. 

Questo però non significa che l’imprenditore interessato non abbia ancora le sue carte da giocarsi.

Errori di lettura, mancanza di preparazione, assenza della giusta consulenza non possono (e non devono) diventare una condanna eterna.

Anzi, spesso chi è caduto rimane più forte ed affidabile.

Gli errori passati – sostengo sempre – difficilmente potranno ripetersi.

Di questo pensiero non sono però le banche.

Affidare chi ha avuto un passato imprenditoriale poco glorioso e fortunato non è nelle loro corde (e per certi versi condivisibile).

Non tanto, come si pensa, per il fatto che il titolare possano ricadere in errore.

La banca non finanzia l’imprenditore che ha fallito soprattutto perché non reputa eticamente corretto rifinanziare, ed affidare da zero, chi ha lasciato dietro a se debiti irrecuperabili e si rimette sul mercato a discapito di chi invece, con enorme sacrificio, è sempre rimasto pulito e fedele alle sue promesse.

Questo è un MUST scolpito nelle scrivanie di ogni ufficio crediti. 

Giusto o sbagliato che sia è una cruda realtà che porta l’imprenditore a doversi inventare qualcosa per sbarcare il lunario e tornare a fare quello – e solo quello – che sa di saper ben fare.

Non potendo comparire quindi nelle nuove iniziative imprenditoriali che vuole portare avanti (ma avendo bisogno di credito) cerca parenti, amici e persone fidate che lo possano, senza troppi giri di parole, coprire.

Che piaccia o no è questo un classico italiano che si ripete spesso.

Le banche lo sanno e sanno che non possono – e devono – affidarti. 

E se mai capitasse che qualche finanziamento o linea di credito la si ottiene nulla deve lasciare emergere che, ai tempi della concessione, si sarebbe potuto risalire al nominativo dell’imprenditore caduto in disgrazia. 

La banca NON ti affida ma tu alla fine devi comunque poter continuare a lavorare.

Quindi che fare?!

Di seguito ti racconto cosa normalmente succede in questi casi – e che non vuole essere un istigazione alla truffa – ma semplicemente la nuda e cruda verità di come vanno le cose nel sistema Italia.

PS: La premessa vuole immaginarsi che quel che nascerà di nuovo riuscirà ad avere soldi dalle banche dimostrandosi nel tempo INDISCUTIBILMENTE meritevole di fiducia e mai più vittima di errori.

Ma andiamo per punti…

Si crea una nuova azienda che replica le stesse cose che si facevano prima, si mettono dentro persone pulite, fidate e si inizia a lavorare offrendo in sordina quel che resta di buono del vecchio amministratore e know how.

Spesso il vecchio amministratore è il primo commerciale della NUOVA iniziativa assunto con contratto a progetto.

Segnati questa parola NUOVA che ho evidenziato in maiuscolo perché tra qualche riga verrà ripresa.

Come detto, se il credito dalle banche è una condizione necessaria per il tuo “NUOVO” business, il vecchio amministratore:

  • non deve figurare tra i nuovi soci ed amministratori,
  • non devi partecipare agli incontri con le banche
  • non deve esserci nessun collegamento con tra la tua vecchia attività e la nuova.

Unica eccezione concessa è l’affitto ramo d’azienda finalizzato alla acquisizione della vecchia attività – sempre e rigorosamente – tra soci ed amministratori diversi.

La sincerità in questi casi non premia.

Ma c’è un altro fattore che non premia in questi momenti ed è l’ingenuità.

Errore che potrebbe davvero annullare tutto il piano finora costruito ma che capita molto più spesso di quel che si crede.

Io capisco che si è innamorati della vecchia società, attaccati ai ricordi, al fatto che il padre fondatore aveva a suo tempo deciso per ma non funziona così…

Perché se la tua vecchia società immaginiamo si chiamava FINESTRE GIOVANNI SNC di Giovanni e figli.,

  • dopo tutto quello che hai passato con il vecchio fallimento,
  • dopo che hai trovato nuove persone disposte a credere in te,
  • dopo che i soldi rimasti sono davvero contati e non puoi permetterti spese inutili,
  • dopo che i fornitori ti hanno ridato quella fiducia necessaria per ripartire,
  • dopo che sui primi ordini applichi sconti pazzeschi ai clienti per farti pagare in anticipo non potendo scontare il credito all’inizio,
  • dopo che nascosto da commerciale origli agli incontri con le banche o partecipi senza lasciare il biglietto da visita.       

Perché chiamare la società NUOVA FINESTRE SRL?!

Proprio così.

Perché dopo che hai fatto di tutto per toglierti dalle spalle il vecchio passato devi usare una ragione sociale che richiama la vecchia attività andata male?!

Ai clienti – se sei andato male – non interesserà un riferimento alla vecchia attività come non interesserà ai fornitori.

Il mercato può semplicemente essere avvisato con comunicazione informale dove avvisi del cambio di ragione sociale, del nuovo marchio assicurando anzi che questo sarà solo conferma di miglior servizio.

Ma vediamo il lato affidamenti.

Ovvero le fonti esterne che dovrebbero decidere di finanziarti.

Qui questa scelta potrebbe davvero essere insensata.

Io -che ho passato qualche anno all’ufficio crediti di una piccola banca- una domanda prima di:

  • vedere bilanci,
  • Rating,
  • centrale rischi
  • conoscere i soci

ce l’avrei subito da fare e che – vissuto personalmente – se non trova risposta azzera davvero tutti gli sforzi fatti per ripartire.

Una domanda che spesso fatta coglie la nuova proprietà impreparata, gela il sangue e crea quell’imbarazzo che non aiuta per nulla il rapporto fiduciario che si è cercato di ristabilire.

Un errore di superficialità che molti non riescono davvero a comprendere perché incapaci di staccare definitivamente la spina con il passato.

Buongiorno, ho visto la Visura camerale della NUOVA FINESTRE Srl.

Ma quindi la vecchia FINESTRE che fine ha fatto?!

A volte questo collegamento è talmente palese che la domanda spesso non viene neanche fatta ed è lo stesso gestore che, con semplici ricerche su Cerved o Google, ci arriva da solo, nemmeno chiede spiegazioni e chiude di fatto ogni possibilità di apertura e dialogo.

All’impresa NUOVA non resta che non capire i veri motivi per cui non affidata scaricando – come spesso capita – la responsabilità alla sfortuna di non aver trovato il “gestore banca giusto” o che ha voglia di lavorare.

Non resta quindi che riprendere il giro con un’altra banca che, vedendo a video la bocciatura della prima banca, sarà ancor più diffidente. 

Se vuoi EVITARE di lavorare come un pazzo per costruire la tua affidabilità creditizia e come in questo caso far crollare il tutto per un piccolo errore di superficialità non hai alternative.

Devi conoscere in maniera professionale un METODO che ti permetta di accedere al credito con strategia e senza quegli errori che possono compromettere in un istante tutti gli sforzi fatti.

Ti aspetto per questo il 14 settembre a Milano all’evento Bilancio Utile. 

Clicca qui per visitare la pagina dell’ EVENTO e prenota il tuo posto prima che sia esaurito. 

Troverai tanti miei clienti in sala che hanno vissuto esperienze come questa, le hanno superate e oggi usano le banche per far crescere la propria impresa.

A presto.

Dott. Tescari