BUSINESS PLAN E CFO: COME SOPRAVVIVERE ALL’IMPRESA DI FARE IMPRESA IN ITALIA.

 

Non bastava il Covid per danneggiare la nostra già debole economia.

Oggi chi ha un impresa si trova ad affrontare :

  1. la guerra in Ucraina,
  2. le sanzioni ai russi che non comprano più in Italia,
  3. l’esplosione del costo energetico e il conseguente aumento dell’inflazione. 

Se si aggiunge che in questi mesi si sono intensificate le attività di accertamento degli enti italiani di riscossione e il rischio insolvenza generale, conseguente ai rimborsi dei numerosi prestiti erogati dagli istituti di credito grazie alla garanzia dello Stato la frittata è servita.

Fisco e banche i due prossimi scogli che potrebbero scatenare sulla nostra economia effetti strutturali pesanti e a breve termine.

I nodi generati delle deroghe concesse alle nostre imprese in due anni di pandemia purtroppo stanno venendo al pettine.

Da due anni erano fermi gli accertamenti per tutte quelle imprese che non sono state in grado di pagare le rate delle imposte pregresse. Le rate erano state sospese a seguito della normativa emergenziale Covid-19, visto che molte attività erano costrette alla chiusura causa lockdown e pandemia.

Ora però arriva una fase nuova, molto complicata e la volontà di voler fare impresa – e farlo con tanta passione e coraggio – non basta. 

Lo Stato vuole essere pagato e la procedura per riuscirci è molto più semplice che in passato.

Per lo Stato parliamo di un possibile recupero di 2,4 miliardi di debiti dormienti.

I debiti pregressi risalgono nel tempo, poiché i ruoli, cioè l’iscrizione dei processi pendenti, sono riferiti alle annualità dal 2016. C’è la possibilità per gli enti pubblici di fare il pignoramento conto terzi, tramite conto corrente, senza passare da un decreto ingiuntivo.

In pratica una PMI che non paga gli bloccano il conto corrente e pignorano il dovuto in tempi strettissimi.

L’atto di accertamento diventa immediatamente esecutivo e si passa direttamente all’espropriazione forzata.

La procedura di riscossione è attuata dagli enti locali, Comuni e Regioni.

Per questo motivo migliaia di aziende coinvolte sono a rischio fallimento.
Chi non ha pagato le rate dei debiti è costretto a valutare la rateizzazione tributaria per bloccare il pagamento del dovuto, interrompendo così i pignoramenti e le azioni esecutive.

Si prevedono per queste trattative in parte impreviste, almeno per la determinazione dimostrata ad oggi dallo Stato che sembra non voler concedere altre tregue.

Come scrive Italia Oggi, sembra che le imprese coinvolte su questo fronte siano il 43% complessivo dei contribuenti, pari a 500.000 aziende italiane. 

Questo sul lato tributi, ma non basta. 

Alla condizione di costoro va a sovrapporsi un altro problema, quello delle aziende che hanno usufruito della moratoria dei finanziamenti concessi dalle banche con il decreto legge “Cura Italia” nella primavera del 2020.

In pratica alle piccole, medie e microimprese, erano state sospese le scadenze per il pagamento di rate di prestiti e mutui, canoni di leasing, prestiti non rateizzati fino a dicembre 2020.

La misura è scaduta a fine dicembre e non è stata rinnovata per evitare una procedura di illegittimità dell’Unione Europea per aiuti di Stato. C’è stata una proroga che ha previsto la sospensione  del pagamento della sola quota di capitale in scadenza prima di quella data con iscrizione del debitore come Forbone in centrale rischi e l’impossibilità – da tutti forse non conosciuta – di non poter più accedere al credito per il prossimo futuro per dichiarata incapacità di ottemperare ai propri impegni.

Il 31 marzo prende quindi avvio lo stop alle moratorie del Decreto Cura Italia: fino a questo momento, l’impresa che ha ricevuto un finanziamento ha avuto la possibilità di chiedere una moratoria, con l’effetto di sospendere il pagamento del proprio debito rinviandolo al futuro.

Dal 31 in poi la stessa impresa dovrà ricominciare a pagare il debito (capitale e interessi), senza alcun percorso di gradualità.

Il 30 giugno inoltre cesserà anche il regime agevolato delle garanzie statali e gratuite sui finanziamenti bancari, operate finora dal Ministero dello Sviluppo Economico e da Sace. 

Ciò significa che se sinora le banche hanno fatto affidamento su una valutazione del merito di credito di una azienda contando su una garanzia dello Stato, dal 1 luglio si tornerà a chiedere e valutare gli strumenti di garanzia forniti dagli imprenditori, che in questo momento stanno tornando ai margini ante-covid in un contesto di delicata e fragile ripresa.

Sarà possibile ricorrere agli strumenti di garanzia offerti dallo Stato, ma non saranno più gratuiti e non forniranno più le ampie coperture previste nella fase emergenziale, il che significa che il ricorso agli stessi dovrà risultare economicamente efficiente nel contesto di riferimento.

Il rating delle imprese e i relativi indicatori tra cui DSCR torneranno a farla da padrone. 

Considerando inoltre la quantità di nuova liquidità immessa sulle Imprese (sfruttando la misura temporanea 3.2 che ha portato a finanziamenti garantiti dallo Stato, concessi con mesi di ammortamento) che ha innalzando l’indebitamento a medio lungo termine dalle PMI le premesse per un pesante Credit Crunch ci sono tutte. 

Oggi l’accavallarsi di queste condizioni potrebbe creare un mix devastante per il sistema Paese, con un ulteriore indebolimento del tessuto produttivo, altri indebitamenti e una perdita generale del potere d’acquisto degli italiani.

Per Unimpresa la condizione di rischio insolvenza, per il mancato pagamento delle rate dei mutui, coinvolgerebbe 700.000 imprese, con un possibile crac da 27 miliardi di euro. 694.894 aziende italiane, a partire dal 2020, avevano sospeso le rate di prestiti bancari per un importo complessivo di 27,1 miliardi.

Già nel 2021, secondo un report dell’Istat, metà delle nostre imprese erano strutturalmente a rischio fallimento. 

Per la precisione si sosteneva che il 45% non avrebbe retto ad un’altra crisi. E qui tra guerra, speculazione sul costo dell’energia e aumento dell’inflazione parliamo di un quadro molto severo di problemi.

La spinta inflazionistica è dovuta anche a tutto questo inevitabile sistema. 

Ci troviamo in un momento delicato proprio quando i fatturati sembrano tornare a un periodo pre-pandemia, le aziende non solo devono sostenere i loro oneri di funzionamento, ma devono recuperare i debiti fiscali, previdenziali e bancari che erano stati congelati dalle moratorie, il tutto in un contesto dove la fase emergenziale non può dirsi del tutto passata. 

Inutile dimenticare che, mentre le aziende virtuose hanno usato i finanziamenti “covid” come sostegno vero per dare continuità alla crescita e all’innovazione, altri ne hanno fatto un uso precario andando a coprire buchi precedenti e viziando in parte il mercato.

Rinviare al futuro ancora il debito corrente non è più accettato e possibile. 

Ma quindi quali sono le soluzioni per superare questa fase delicata? 

Sicuramente sfruttare questi ultimi mesi per accaparrarsi nuova finanza a condizioni ancora accettabili.

Significa fare cassa a medio lungo termine per non trovarsi con i conti in rosso evitando che il Credit Crunch e il costo del denaro blocchi le erogazioni (o lo faccia con il contagocce e a prezzi folli rispetto ad oggi i cui tassi di mercato sono ancora negativi).

Portare a casa un chirografario con garanzia dello Stato a 9 anni (il decreto lo prevede) con un pre-ammortamento di 6/12 mesi e tasso tra il 2/3% è cosa buona e giusta per calmierare gli incrementi previsti e fare sulle scorte o acquisti arbitraggio. 

Ma fare ulteriore debito come detto non basta e può diventare deleterio.

Perché se i margini sono inferiori al costo del denaro che andiamo ad acquistare e non finanziamo attivi il rischio che si crei l’effetto boomerang esiste. 

Serve un monitoraggio continuo dei costi, delle fonti di finanziamento, servono delle previsioni che diano alla impresa una direzione da seguire. 

Questo può essere fatto solo attraverso un direttore finanziario (Chief Financial Officer, CFO) ovvero colui che si occupa della gestione delle finanze di un’azienda.

Le sue funzioni comprendono il monitoraggio del flusso di cassa e la pianificazione finanziaria, nonché l’analisi dei punti di forza e di debolezza dell’azienda e la proposta di azioni correttive.

Peccato che un CFO può costare dai 120/140000 Euro all’anno e le nostre PMI non possono certo permetterselo e in alcuni casi le sue piene funzioni sarebbero in molti casi superflue. L’alternativa esiste e consiste nel prendersi un CFO in affitto pagandolo molto bene e usandolo per le sole cose che servono. 

Il servizio lo trovi a questo link e nel caso volessi saperne di più puoi anche prenotare direttamente un video call conoscitiva

La direzione da seguire viene invece stabilita solo attraverso un Business plan ovvero uno strumento in grado di guidarti nelle scelte future evitando errori che se non messi prima su carta possono davvero costarti caro. 

Anche questo servizio nasce dalla vera esigenza che la PMI italiana ha manifestato in questi anni. 

Business Plan e CFO sono gli investimenti che possono permetterti di programmare il tuo futuro, ottenere il massimo dalle banche e dalla finanza agevolata che con il nuovo PNRR promette molto alle PMI che intendono proseguire nella loro impresa di fare impresa e farcela.

Vivere o stare in piedi grazie ai sussidi non è più possibile ed è arrivato il momento agire con due strumenti che hanno lo scopo di riportare a galla il destino di tante PMI abbandonate in questi ultimi due anni difficili.

Visita il sito Bilancio Utile e verifica questi 2 servizi offerti il cui costo ha la assoluta presunzione di essere recuperato nel breve termine grazie ai benefici che porterà:

  • minori oneri finanziari
  • minori costi ed errori di investimento
  • controllo costi
  • controllo e recupero dei margini

Se non sei convinto puoi sempre:

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Per qualsiasi ulteriore approfondimento ti invito a visitare il sito www.bilancioutile.com o scrivere a info@bilancioutile.com

Nella speranza che questo articolo ti sia stato d’aiuto di chiedo di condividerlo con chi potesse esserne interessato.

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A presto.

Dott. Tescari.

 

ACCEDERE ALLE MORATORIA PMI E NUOVE CLASSIFICAZIONI BANCARIE DEI CLIENTI

In una recente interrogazione parlamentare in commissione Finanze alla Camera, Maria Cecilia Guerra – sottosegretaria al MEF – ha confermato che un’impresa che utilizzi ancora la moratoria/sospensione “di legge” – prevista dal D.L. Sostegni-bis – non può essere unica causa di classificazione a sofferenza, ma può portare la banca a rivedere la classificazione (“staging”) attribuita all’azienda cliente.

Tale valutazione rimane nella piena autonomia dell’istituto di credito, a prescindere dal fatto che l’impresa richiedente stia accedendo di fatto ad un beneficio di legge tramite la Moratoria PMI.

Significa di fatto che salvo, dunque, il divieto di classificare a sofferenza il cliente per il solo fatto che abbia ottenuto la moratoria PMI ex legge, decorsi i 9 mesi “di grazia” concessi da EBA per le moratorie collegate all’emergenza sanitaria da Covid-19, le banche possono in questa fase tenute ad effettuare valutazioni sulla effettiva capacità del cliente affidato/finanziato di rimborsare il credito in condizioni di normale attività e senza ricorrere alle eventuali garanzie che lo assistono.

Se ci pensate ha una sua logica. Le banche sono enti e strutture private che hanno le sue logiche di redditività e gestione. 

Non sono come spesso detto in questo BLOG tenute ed obbligate a finanziare niente e nessuno. 

Per questo anche senza il manifestarsi di scaduti o sconfini, le banche devono valutare se classificare un credito come forborne (performing nonperforming ) o, peggio, a UTP (unlikely to pay = inadempienza probabile) a seguito della valutazione che il cliente non sia nella situazione di rimborsare il credito in condizioni di normalità, ma solo ricorrendo alla attivazione delle (eventuali) garanzie esistenti.

Questa valutazione pone in potenziale difficoltà l’impresa, non tanto sul fronte delle segnalazioni a sistema (Centrale dei Rischi), quanto sulle future, eventuali, richieste di credito alla banca concedente. La classificazione a forborne del credito porta ad un incremento degli accantonamenti prudenziali cui la banca è tenuta e, nel caso più estremo, se le misure di concessione determinano per la banca una perdita superiore al 1% del valore del credito, questa è tenuta a ridefinire ulteriormente la classificazione del cliente verso il default.

In termini pratici significa che chi ha chiesto di sospendere le rate di debiti bancari contratti in maniera leggera non ne può ottenere altri e nei casi peggiori si parla di una durata pari a circa 24 mesi dalla fine della moratoria.

Ricordiamo qui le principali categorie di classificazione dei crediti bancari:

  • CREDITI PERFORMING o “IN BONIS”

Si tratta di crediti che non mostrano segnali di difficoltà; sono collegati ad esposizioni che la banca (o in generale il soggetto finanziatore) ritiene solvibili, senza dubbi sul rimborso del credito, nè sulle relative scadenze contrattuali.

  • NPL-non performing loans o CREDITI DETERIORATI

In questo caso abbiamo:

ESPOSIZIONI SCADUTE DETERIORATE: sono tali se per oltre 90 giorni continuativi persiste il mancato pagamento o lo sconfino.

INADEMPIENZE PROBABILI (UTP – UNLIKELY TO PAY):  si tratta di crediti per i quali la banca valuta improbabile che, senza il ricorso alle garanzie eventuali che assistono le operazioni, il debitore adempia integralmente alle proprie obbligazioni creditizie, sia nel rimborso del capitale, che sul pagamento degli interessi. Si tratta di crediti di aziende che attraversano situazioni di difficoltà, eventualmente temporanea e che possono ancora essere riportati in bonis.

CREDITI IN SOFFERENZA: si tratta di crediti verso soggetti debitori che si trovano in stato di insolvenza o in situazioni sostanzialmente equiparabili, ancorchè non accertate giudizialmente ed indipendentemente dalle previsioni di perdita formulate dalla banca. Non è necessario che questo status di non solvibilità sia accertato giudizialmente.

I CREDITI FORBORNE

Accanto alle precedenti tipologie di non performing loans le autorità di vigilanza europea hanno introdotto un’ulteriore definizione, quella di crediti oggetto di concessione (forborne exposures). Si tratta di crediti (non necessariamente deteriorati, ma anche in bonis) oggetto di concessioni (in inglese “forbearance“) da parte del soggetto finanziatore (banca o intermediario finanziario). Tali concessioni costituiscono una modifica alle condizioni contrattuali originarie che la banca concede all’impresa cliente. Tali misure di forbearance possono essere:

  • forborne performing exposures, se riguardano clienti in bonis,
  • non-performing exposures with forbearance measures, se riguardano clienti classificati in stato di deterioramento.

La definizione di “forborne” non costituisce una categoria di attività creditizia (classificazione) e non ha riflessi sulle segnalazioni in Centrale dei Rischi, tuttavia si pone come strumento addizionale di valutazione da parte del soggetto finanziatore.

Il merito del credito di una impresa è frutto di numerose logiche e qualsiasi scelta finanziaria che può influenzarlo (come in questo caso la moratoria ABI) va presa con estrema attenzione pensando alle eventuali conseguenze che può avere sul futuro aziendale.  

Per qualsiasi ulteriore approfondimento ti invito a visitare il sito www.bilancioutile.com o scrivere a info@bilancioutile.com

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Dott. Tescari.

 

Moratoria ABI: meglio sospendere le rate dei finanziamenti o non farlo?

Viene estesa ai prestiti fino al 31 gennaio 2020 la possibilità di chiedere la sospensione o l’allungamento. La Moratoria ABI è riferita ai finanziamenti alle micro, piccole e medie imprese danneggiate dal coronavirus. Lo afferma l’Associazione bancaria italiana che ha siglato un addendum all’accordo 2019 con Alleanza delle Cooperative Italiane“.

Ora questa notizia, (che di fatto permette a tutte le PMI di poter sospendere GRATUITAMENTE le rate dei propri finanziamenti o leasing per un anno, o allungare i propri debiti per ulteriori 3 anni), sembrerebbe un’occasione da prendere al volo ma, in questo breve articolo, voglio raccontarti quali effetti negativi potrebbe comportare scegliere “frettolosamente” questa strada.

Capisco sia bello immaginare di poter rinviare la rata del proprio finanziamento, come capisco che molti consulenti oggi vendano in questa possibilità la Moratoria ABI, come la panacea di tutti i mali.
 
Il tuo cash flow, la tua liquidità immediata sicuramente ne beneficerebbe aderendo a questa iniziativa.

Per forza: non paghi più con la Moratoria ABI (o alleggerisci) la rata dei tuoi finanziamenti.

Ma ci sono alcuni dettagli che vorrei riportare alla luce, in maniera che tu possa serenamente prendere questa decisione senza trovarti domani con più danni che vantaggi.

Questo infatti capita spesso quando hai a che fare con consulenti che ti portano benefici a breve termine (non raccontandoti però cosa succederà quando il lungo termine ti presenterà il conto).

Tanta consulenza offerta dal mercato oggi funziona così:

Benefici immediati (quali l’ottenimento di un finanziamento) e conto che arriva nel lungo periodo (finanziamento non sostenibile e condizioni fuori mercato). Il consulente prende subito i soldi e a te restano i problemi, che spesso si risolvono cercando un altro consulente che ti trovi un altro finanziamento per pagare il primo finanziamento. Sembra una barzelletta ma funziona così, quando si ha a che fare con venditori di consulenza interessati solo al loro profitto.

 

Ma andiamo nello specifico, perché ACCETTARE o NON ACCETTARE la moratoria ABI di sospensione dei finanziamenti (anche se a prima vista sembra che ci siano solo vantaggi nell’aderire).

 

#Innanzitutto si dice che la moratoria ABI è GRATUITA.

Certo che è gratuita perché non ci sono spese di istruttoria, ma di fatto pagando interessi per un anno in più (visto che la rata capitale viene sospesa) di gratuito non hai proprio nulla. Alla fine del finanziamento, hai pagato un anno in più di interessi.

#Stabilire quanto sono gli interessi rispetto alla rata capitale è importante. 

Lo dico perché, paradossalmente in un piano di ammortamento alla francese, si rischia che in alcuni casi la rata interessi sia superiore a quella capitale.

#Stabilire che cadenza hanno le rate.

Se per esempio le rate sono semestrali, significa beneficiarne tra 5 mesi.

#In quanto tempo ottengo la Moratoria ABI.

Normalmente la banca ha tempo massimo 30 giorni per rispondere alla richiesta che deve essere inviata tramite raccomandata. Se il finanziamento è garantito dovrai anche sentire (sempre tramite banca) il consorzio di garanzia o il Fondo Centrale di Garanzia che hanno una procedura molto snella per confermare la loro adesione. 

Qui sotto puoi scaricare il file con le indicazioni base per la richiesta di moratoria ABI. 

Prendilo come spunto, ed invia una pec o raccomandata alla banca ove hai stipulato il leasing o finanziamento che vuoi sospendere.  

Vai al LINK ===> scarica il modulo per la richiesta sospensione rate

Ma oltre a questo c’è da valutare effettivamente l’impatto che la Moratoria ABI e la sospensione delle rate avrebbe sulla tua liquidità immediata perché gli effetti di medio lungo termine potrebbero essere davvero una brutta sorpresa per te.

La tua richiesta, quando sarà accordata (e di fatto visibile tra 2 mesi nella tua centrale rischi) diventerà, agli occhi di tutti i tuoi finanziatori, una vera e propria autocertificazione del tuo stato di CRISI. 

PS: Non conosci l’importanza della tua centrale rischi?

Scarica a questo a link le risorse gratuite presenti sul mio BLOG

Ora, quando ti dico che stai dichiarando con la Moratoria ABI lo stato di crisi della tua PMI, significa che le conseguenze di medio lungo termine che la tua PMI subirà saranno:
  • dovrai in PRIMIS accantonare l’idea di poter avere NUOVA finanza in futuro (o almeno per tutta la durata della sospensione).

Di fatto se una azienda dichiara la sua incapacità di pagare i debiti pregressi sarebbe folle come banca concederne nuovi Sei d’accordo? Certo, ci sarà chi ti dice che non è vero, ma basta che rileggi la frase sopra tra virgolette per capire dove sta la ragione. 

  • il Rating della tua impresa peggiorerà

In particolare, in caso di rinegoziazione dei propri finanziamenti, (anche se gestiti secondo una misura che dovrebbe aiutare la tua PMI come l’accordo ABI), il principio contabile IFRS 9 richiede che l’operatore finanziario proceda a ricalcolare il valore lordo dell’attività finanziaria come valore attuale dei flussi di cassa previsti dalle nuove condizioni contrattuali, scontati al tasso di interesse originario. L’utile o perdita derivante dalla rinegoziazione dovrà essere rilevata a conto economico. Inoltre, ai fini dell’allocazione in uno degli stage previsti dal modello generale bisognerà valutare se è intervenuto un aumento significativo del rischio di credito; ciò avverrà confrontando il rischio di default alla data di reporting (in base alle nuove condizioni contrattuali) con il rischio di default originario (sulla base delle condizioni contrattuali iniziali). La definizione contabile di attività finanziaria oggetto di modifiche contrattuali si sovrappone alla definizione prudenziale di forborne exposure introdotta dall’ABE. In generale, l’aspettativa è che posizioni classificate come performing forborne exposure ai fini regolamentari siano assegnate allo stage 2, mentre posizioni classificate come non-performing forborne exposure allo stage 3.Significa che, nel sottobosco dell’ufficio crediti della tua banca, verrai ufficialmente classificato con un profilo di rischio maggiore.

Il tuo rating peggiorerà, la banca dovrà fare maggiori accantonamenti (e questo non la renderà felice).

ATTENZIONE: Il tuo rating peggiorerà con tutte le banche con le quali lavori, anche se la moratoria l’hai chiesta per un solo finanziamento (o leasing).

Il tuo rapporto con le banche peggiorerà e verrà di fatto messo in stand by. 

Per concludere: la moratoria ABI a prima vista è certamente una misura sospensiva ma non va presa e richiesta con troppa leggerezza perché il costo da pagare potrebbe essere superiore ai benefici promessi.

Valuta quindi ATTENTAMENTE se davvero sospendere le rate dei tuoi finanziamenti sia fondamentale per il continuo della tua impresa.

Dopo aver letto questo articolo, se reputi che la moratoria ABI non faccia al caso tuo, tira la cinghia, stringi i denti e lavora su altri aspetti che possano migliorare la liquidità della tua impresa. 

Trovarli potrebbe essere davvero la nuova strada da seguire per un maggiore controllo della reddittività della tua impresa.

Nel dubbio scrivi a: info@bilancioutile.com  

Chi sono per dirlo e darti queste indicazioni lo trovi sul mio BLOG===> www.bilancioutile.com

Ora, sperando che questo articolo ti sia stato d’aiuto, ti chiedo di condividerlo con chiunque abbia una PMI e sia indeciso in questo momento se aderire o non aderire alla nuova moratoria ABI. 

Tengo particolarmente al rating delle PMI italiane, la chiave per poter accedere al credito in banca e far crescere la propria impresa. 

Buon lavoro!

Dott. Tescari. 

 

 

Il nome della tua PMI ha già deciso se prenderai o no soldi dalle banche.

La vita dell’imprenditore non è per nulla semplice e anche solo la scelta di quale nome non dare alla sua impresa può fare la differenza.

Lo dico perché ogni giorno sono come consulente a casa loro.

Vedo le loro aziende, visito i loro capannoni, parlo con i loro dipendenti, conosco i loro clienti (e fornitori) ma soprattutto spesso vedo i loro conti correnti.

  • Debiti CERTI che aumentano e crediti che, chissà chi mai potrà dirlo, quando saranno mai certi.
  • Dipendenti sempre più presuntuosi e ribelli che alla prima parola detta storta si iscrivono al sindacato e ti remano conto.
  • Banche sempre più esigenti ed aggressive.
  • Clienti che non pagano e fornitori sempre più arrabbiati e minacciosi perchè aspettano di essere pagati.

Una vitaccia che farebbe perdere il sonno anche al più temerario di questi eroi.

Spesso quando alcuni di questi fattori arrivano tutti insieme si scatena una vera e propria miccia che porta ad una caduta verticale di tutte le buone intenzioni finora coltivate.

Un vero e proprio cedimento nella vita dell’imprenditore, un mix di situazioni negative che porta irrimediabilmente verso una sola soluzione.

La liquidazione e la chiusura dell’attività come unico rimedio per mettere a tacere focolai diventati insieme ingovernabili.

Chi è (o è stato davvero imprenditore) sa di cosa parlo perchè l’ha vissuto di persona o ci è spesso nella propria vita lavorativa andato davvero vicino. 

Questo però non significa che l’imprenditore interessato non abbia ancora le sue carte da giocarsi.

Errori di lettura, mancanza di preparazione, assenza della giusta consulenza non possono (e non devono) diventare una condanna eterna.

Anzi, spesso chi è caduto rimane più forte ed affidabile.

Gli errori passati – sostengo sempre – difficilmente potranno ripetersi.

Di questo pensiero non sono però le banche.

Affidare chi ha avuto un passato imprenditoriale poco glorioso e fortunato non è nelle loro corde (e per certi versi condivisibile).

Non tanto, come si pensa, per il fatto che il titolare possano ricadere in errore.

La banca non finanzia l’imprenditore che ha fallito soprattutto perché non reputa eticamente corretto rifinanziare, ed affidare da zero, chi ha lasciato dietro a se debiti irrecuperabili e si rimette sul mercato a discapito di chi invece, con enorme sacrificio, è sempre rimasto pulito e fedele alle sue promesse.

Questo è un MUST scolpito nelle scrivanie di ogni ufficio crediti. 

Giusto o sbagliato che sia è una cruda realtà che porta l’imprenditore a doversi inventare qualcosa per sbarcare il lunario e tornare a fare quello – e solo quello – che sa di saper ben fare.

Non potendo comparire quindi nelle nuove iniziative imprenditoriali che vuole portare avanti (ma avendo bisogno di credito) cerca parenti, amici e persone fidate che lo possano, senza troppi giri di parole, coprire.

Che piaccia o no è questo un classico italiano che si ripete spesso.

Le banche lo sanno e sanno che non possono – e devono – affidarti. 

E se mai capitasse che qualche finanziamento o linea di credito la si ottiene nulla deve lasciare emergere che, ai tempi della concessione, si sarebbe potuto risalire al nominativo dell’imprenditore caduto in disgrazia. 

La banca NON ti affida ma tu alla fine devi comunque poter continuare a lavorare.

Quindi che fare?!

Di seguito ti racconto cosa normalmente succede in questi casi – e che non vuole essere un istigazione alla truffa – ma semplicemente la nuda e cruda verità di come vanno le cose nel sistema Italia.

PS: La premessa vuole immaginarsi che quel che nascerà di nuovo riuscirà ad avere soldi dalle banche dimostrandosi nel tempo INDISCUTIBILMENTE meritevole di fiducia e mai più vittima di errori.

Ma andiamo per punti…

Si crea una nuova azienda che replica le stesse cose che si facevano prima, si mettono dentro persone pulite, fidate e si inizia a lavorare offrendo in sordina quel che resta di buono del vecchio amministratore e know how.

Spesso il vecchio amministratore è il primo commerciale della NUOVA iniziativa assunto con contratto a progetto.

Segnati questa parola NUOVA che ho evidenziato in maiuscolo perché tra qualche riga verrà ripresa.

Come detto, se il credito dalle banche è una condizione necessaria per il tuo “NUOVO” business, il vecchio amministratore:

  • non deve figurare tra i nuovi soci ed amministratori,
  • non devi partecipare agli incontri con le banche
  • non deve esserci nessun collegamento con tra la tua vecchia attività e la nuova.

Unica eccezione concessa è l’affitto ramo d’azienda finalizzato alla acquisizione della vecchia attività – sempre e rigorosamente – tra soci ed amministratori diversi.

La sincerità in questi casi non premia.

Ma c’è un altro fattore che non premia in questi momenti ed è l’ingenuità.

Errore che potrebbe davvero annullare tutto il piano finora costruito ma che capita molto più spesso di quel che si crede.

Io capisco che si è innamorati della vecchia società, attaccati ai ricordi, al fatto che il padre fondatore aveva a suo tempo deciso per ma non funziona così…

Perché se la tua vecchia società immaginiamo si chiamava FINESTRE GIOVANNI SNC di Giovanni e figli.,

  • dopo tutto quello che hai passato con il vecchio fallimento,
  • dopo che hai trovato nuove persone disposte a credere in te,
  • dopo che i soldi rimasti sono davvero contati e non puoi permetterti spese inutili,
  • dopo che i fornitori ti hanno ridato quella fiducia necessaria per ripartire,
  • dopo che sui primi ordini applichi sconti pazzeschi ai clienti per farti pagare in anticipo non potendo scontare il credito all’inizio,
  • dopo che nascosto da commerciale origli agli incontri con le banche o partecipi senza lasciare il biglietto da visita.       

Perché chiamare la società NUOVA FINESTRE SRL?!

Proprio così.

Perché dopo che hai fatto di tutto per toglierti dalle spalle il vecchio passato devi usare una ragione sociale che richiama la vecchia attività andata male?!

Ai clienti – se sei andato male – non interesserà un riferimento alla vecchia attività come non interesserà ai fornitori.

Il mercato può semplicemente essere avvisato con comunicazione informale dove avvisi del cambio di ragione sociale, del nuovo marchio assicurando anzi che questo sarà solo conferma di miglior servizio.

Ma vediamo il lato affidamenti.

Ovvero le fonti esterne che dovrebbero decidere di finanziarti.

Qui questa scelta potrebbe davvero essere insensata.

Io -che ho passato qualche anno all’ufficio crediti di una piccola banca- una domanda prima di:

  • vedere bilanci,
  • Rating,
  • centrale rischi
  • conoscere i soci

ce l’avrei subito da fare e che – vissuto personalmente – se non trova risposta azzera davvero tutti gli sforzi fatti per ripartire.

Una domanda che spesso fatta coglie la nuova proprietà impreparata, gela il sangue e crea quell’imbarazzo che non aiuta per nulla il rapporto fiduciario che si è cercato di ristabilire.

Un errore di superficialità che molti non riescono davvero a comprendere perché incapaci di staccare definitivamente la spina con il passato.

Buongiorno, ho visto la Visura camerale della NUOVA FINESTRE Srl.

Ma quindi la vecchia FINESTRE che fine ha fatto?!

A volte questo collegamento è talmente palese che la domanda spesso non viene neanche fatta ed è lo stesso gestore che, con semplici ricerche su Cerved o Google, ci arriva da solo, nemmeno chiede spiegazioni e chiude di fatto ogni possibilità di apertura e dialogo.

All’impresa NUOVA non resta che non capire i veri motivi per cui non affidata scaricando – come spesso capita – la responsabilità alla sfortuna di non aver trovato il “gestore banca giusto” o che ha voglia di lavorare.

Non resta quindi che riprendere il giro con un’altra banca che, vedendo a video la bocciatura della prima banca, sarà ancor più diffidente. 

Se vuoi EVITARE di lavorare come un pazzo per costruire la tua affidabilità creditizia e come in questo caso far crollare il tutto per un piccolo errore di superficialità non hai alternative.

Devi conoscere in maniera professionale un METODO che ti permetta di accedere al credito con strategia e senza quegli errori che possono compromettere in un istante tutti gli sforzi fatti.

Ti aspetto per questo il 14 settembre a Milano all’evento Bilancio Utile. 

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Troverai tanti miei clienti in sala che hanno vissuto esperienze come questa, le hanno superate e oggi usano le banche per far crescere la propria impresa.

A presto.

Dott. Tescari 

Hai già partecipato ad altri corsi che parlano di banche?

Hai mai partecipato ad un corso che parla di banche?
“Si Alessandro ho fatto molti corsi di finanza, sono seguito ed iscritto a questa associazione che mi aggiorna sempre su ogni tipo di argomento. Non vorrei venire all’Evento Bilancio Utile per sentirmi raccontare cose che conosco e che tanto non servono… poi in una sola giornata, e di sabato, che vuoi fare?”

 

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Lo dico perché oggi pretendere di avere la tua attenzione e’ un miracolo dato che immagino tu sia tempestato di messaggi da ogni fronte.

Ma fai questo sforzo e sarai ripagato.

Voglio rivelarti perché questo EVENTO non è -e non potrà essere- qualcosa che “hai già visto”.

Durante questa giornata ti verrà spiegato per filo e per segno il sistema BILANCIO UTILE che nasce dai miei studi (e dalla mia esperienza personale sul campo come account garanzia prima e come consulente aziendale oggi).

Si certo, hai capito bene.

Ho detto “come ACCOUNT GARANZIA prima”.

Non sono infatti nato consulente.

Sono stato un dipendente per tanto tempo e la cruda verità è che ero anche una vera schiappa come venditore e consulente aziendale.

Forse non lo sai ma il mio primo lavoro e’ stato presso un Confidi e, anche se in possesso di una laurea in Economia che pensavo avrebbe dovuto aprirmi infinite strade, all’inizio non e’ stato per nulla facile.

Sbarbato e privo della minima esperienza lavorativa farmi ascoltare dalle banche, dalle Piccole e Medie Imprese della piazza Milanese o all’interno dell’azienda, capitanata dal ruspante imprenditore Brianzolo, mi ha messo a dura prova!

Ho perso tanto di quel tempo per ribadire, durante gli incontri con i clienti, le mie convinzioni che con la metà, ci facevo 2 volte il giro del mondo a piedi!

Mi hanno rimbalzato tante di quelle volte al telefono da farsi venire il mal di testa.

Solo che, ad un certo punto questa storia del “sei giovane che cosa ne vuoi saperne di Finanza e di come fare impresa!” ha iniziato a starmi stretta. 

Le cose che pensavo le vedevo sotto i miei occhi tutti i giorni.

Ero giovane, ed inizialmente tutto questo andava bene.

Ma dopo 6/7 anni  le teorie che sostenevo -e che nessuno applicava -portavano ad un solo risultato:

Le Imprese iniziavano ad odiare -e dare la colpa delle loro sventure -sempre più alle banche.

Ho quindi inziato a chiedermi…

Vuoi vedere che forse se si continua a fare “alla vecchia maniera” le banche presto non finanzieranno più le imprese, ed io che vendo Garanzie per avere credito in pratica dovrò trovarmi un altro lavoro?!

Non mi sbagliavo.

Dopo oltre 4 anni dal mio mettermi in proprio e costituire la BILANCIO UTILE Srl, il Confidi per il quale lavoravo e’ fallito perché il mercato è semplicemente – come avevo percepito – crollato.

E la cosa buffa è che sono state proprio le difficoltà che ho vissuto alla fine di quello che definivo il periodo d’oro (quello in cui bastava andare in banca a chiedere 10 per avere 12) a darmi l’impulso giusto per studiare e creare un sistema nuovo e che funzionasse.  

C’era la CRISI e centinaia di aziende andavano a rotoli sotto i miei occhi mentre i rapporti con la loro banca si facevano man mano tesi e difficili. 

Per questo ho studiato ed applicato direttamente sul campo le tecniche per risolvere la questione.

Inizialmente per tentativi ma poi ho cominciato a segnarmi cosa servisse davvero, l’ho diviso per argomenti e grado di urgenza.

Ho dovuto riadattarlo alle continue modifiche che le logiche di Basilea ponevano per farlo funzionare.

E continuo a farlo ogni giorno visto il mutare di regole per l’accesso al credito che oggi scorrono veloci come un fiume in piena.

Il risultato è stata la creazione del Sistema Bilancio UTILE, un sistema di gestione del rapporto con le banche completamente ORIGINALE e completamente diverso da qualsiasi altro.

Un sistema di controllo professionale ed originale, testato e funzionante sulle PMI mie clienti.

Non è roba “riciclata” da altri corsi, perché il mio vissuto non si può copiare.

 

Nel mio settore ognuno è il più esperto, la sa più lunga degli altri e basta farti un giro su LinkedIn o partecipare ad un metting tra concorrenti per scoprirlo.

Tutti consulenti, CFO, esperti di Germania, Euro, ritorno alla Lira, Brexit.

Da loro ottieni ZERO risultati perché raccontano storie FANTASTICHE, le mani in azienda non se le sporcano mai e restano degli analitici, dei tecnici, dei teorici privi di casi reali.

In azienda questi Professori non li troverai MAI…

Il sistema BILANCIO UTILE che ho ideato, testato, e oggi applico nelle mie aziende – e che se sarai tra i partecipanti all’ EVENTO BILANCIO UTILE potrai vedere dal vivo – risolve i classici problemi con cui le Piccole e Medie Imprese si trovano a combattere tutti i santi giorni.

  • Rating che peggiora. Ma la tua impresa e’ la stessa da 30 anni!
  • Direttori di banca che non ti rispondono al telefono. E alla fine devi usare il numero anonimo per capire se il tuo interlocutore e’ ancora in quella filiale.
  • Gestori che ti dicono “le faremo sapere”. Ma che in realtà hanno già deciso che la tua azienda non merita la loro fiducia e dirtelo in faccia sarebbe troppo faticoso perchè aprirebbe una discussione che preferiscono evitare.
  • Consulenti che si spacciano per amici dei Direttori e promettono di risolvere i tuoi guai finanziari in 10 giorni. Ti fidi di loro e firmi (la tua condanna). 

Tassi che si alzano, affidamenti che si riducono, garanzie che non valgono più perché c’e’ la Crisi e il sistema è in difficoltà… 

Interlocutori banca poco educati che ti fanno perdere solo tanti soldi (e tanto tempo) senza concludere mai nulla tranne pressarti per avere il bilancio definitivo come prova per giustificare l’abbassamento del tuo rating.

Ma tornando all’argomento principale non puoi aver visto niente di quello che scoprirai sabato 14 settembre all’EVENTO BILANCIO UTILE.

Né all’interno di libri o manuali che hai studiato, né durante le conferenze GRATUITE offerte dalla tua associazione, né su materiale o VIDEO scaricati da internet.

Partecipare ti renderà consapevole di come funziona il mondo delle Banche come mai nessun altro corso ha mai fatto.

Questa è una promessa forte e me ne rendo conto.

Però se avrò la tua fiducia – puoi mettere una mano sul fuoco che non la tradirò – e non rimarrai deluso quando, a fine giornata, ti ricorderai delle parole che stai leggendo ora.

In un giorno ti consegnerò, chiavi in mano, un vero e proprio sistema di Gestione del rapporto con le banche.

Non un sistema qualunque.

E’ un sistema REPLICABILE, nel senso che lo puoi delegare ai tuoi collaboratori presenti e futuri e, da quel momento, sarà veramente difficile che le banche non lo apprezzino e non ti ascoltino.

Non ti chiedo altro.

Una giornata e un po’ d’attenzione per stringere tra le mani tutto ciò di cui hai bisogno (e che NON troverai da nessun’altra parte) per far schizzare così la tua impresa nella lista dei clienti desiderati dalle banche.

Sì, anche se c’è la crisi.

Sì, anche se il PIL non sale.

Si, senza ammazzarti di visite e telefonate in banca.

E ti dirò come fare il 14 settembre a MILANO.

Per vedere come prenotarti e sfruttare questa opportunità sull’unico sistema di Gestione del rapporto con le Banche che funziona, clicca sul link qui sotto e prenota il tuo posto.

Prima lo farai, prima avrai la certezza di assicurarti la partecipazione (e migliore sarà la tua offerta).

I posti disponibili sono solo 100, alcuni già venduti e, mentre stai leggendo, alcuni stanno proprio magari comprando al posto tuo.

Visita la pagina sul mio BLOG,

CLICCA QUI e prenota il tuo posto.

Ci vediamo a Milano.

PS: Ti ricordo che l’ultima rigida, non negoziabile e irripetibile offerta per il corso FINISCE al raggiungimento di 100 posti.

Dopo non sarà più accessibile: molti FIDATI si sono già iscritti!

Clicca qui e leggi tutti le informazioni necessarie sull’ Evento Bilancio Utile e sull’offerta che ho riservato per te.

Liberati dei problemi con le banche una volta per tutte! (e ottieni il credito che desideri!)

Ci sono 3 errori che commettono TUTTI gli imprenditori quando richiedono credito…

Caro lettore,

ti scrivo perché voglio parlarti del più grande errore che TUTTI gli imprenditori commettono quando provano a chiedere credito in banca.

Concedimi 5 minuti del tuo tempo e ti spiegherò di cosa sto parlando – ma soprattutto ti svelerò come NON aver piu’ problemi in futuro.

Ma prima di continuare lascia che mi presenti se gia’ non ci conosciamo…

…Mi chiamo Alessandro Tescari :sono l’ideatore di Bilancio Utile

“Guardiani del credito al servizio delle Imprese”

Qual è l’errore commesso da TUTTI gli imprenditori (che NON ti farà MAI ottenere il credito di cui hai bisogno)?

Sarò il più diretto possibile perché c’è un enorme “elefante dentro la stanza” e non ha senso ignorarlo.

Sto parlando dei problemi e delle incomprensioni generate dal tuo RAPPORTO CON LA BANCA .

Infatti durante la mia lunga e ultima esperienza come Account e successivamente come Manager di un Confidi ho avuto modo di verificarlo in prima persona.

Tutti gli imprenditori commettono gli stessi errori.

Fondamentalmente sono tre:

  1. NON pensano che le cose possano cambiare in alcun modo.
  2. Provano a gestire la relazione con la banca da soli.
  3. Vogliono ottenere risultati istantanei senza possedere basi concrete.

Ma perché li considero degli errori?

In breve: Il rapporto tra chi presta denaro e chi dovrebbe restituirlo è per sua natura di tipo fiduciario.

Ad esempio, immagina di entrare in banca e chiedere un finanziamento.

Tu e la banca vi dovete fidare delle promesse dette a voce?!

In più, quando il denaro ti viene concesso, probabilmente, per la felicità non leggi neanche bene il contratto e firmi ad occhi chiusi senza sapere le condizioni che la banca pone per la restituzione del denaro.

Ma purtroppo…qui nascono i problemi…

 

Per le aziende italiane NON è possibile fare a meno del sistema bancario.

Ecco perché…

Se non ti è ancora chiaro te lo ripeto.

La prima attività delle banche è di CONCEDERE CREDITO. E nel futuro (molto prossimo) saranno da quello che dicono estremamente liquide.

Leggi qui uno dei tanti articoli disponibili..

Cosa comporta questo per te?

Questo vuol dire che avranno molto credito a disposizione ma tenderanno a fidarsi sempre meno di chi richiede un prestito.

Come mai? 

Molto probabilmente ti è capitato di vedere in TV o sui giornali, notizie riguardanti le banche oggi.

Ecco, devi sapere che la colpa è fondamentalmente di una cattiva gestione del credito avvenuta in passato da parte degli istituti bancari.

Ma quindi a chi concederanno il credito?

Il credito sarà disponibile SOLO alle imprese che decideranno di scegliere la strada del dialogo,della trasparenza e della preparazione.

E conoscendo l’imprenditore medio italiano che, non crede a queste balle da consulente venditore di fumo e truffatore, ma al fatto che la Crisi prima o poi passera’, (e aspetta che gli venga rastrellato dalle tasche anche l’ultimo euro possibile prima di intervenire) significa che…..

Avremo presto tanto denaro per pochi (quelli che anticiperanno l’azione) e poca liquidita’ per molti (quelli che aspettano)

Problemi con la banca

 

Sui tanti imprenditori saggi che non affrontano i problemi, le BANCHE stanno riservando un trattamento particolare…

 

In pratica:

  • Gli istituti di credito italiani hanno in pancia troppi titoli di Stato: il 10,4% dei loro asset, contro il 3% rappresentato dai titoli di Stato tedeschi per le banche di quel Paese
  • Gli istituti di credito italiani hanno troppe sofferenze nette (si parla di 80 miliardi)
  • Gli istituti di credito italiani hanno troppo immobili invendibili in garanzia dei prestiti o garanzie collaterali oggi di poco valore.
  • Gli istituti di credito italiani hanno troppe filiali rispetto al fabbisogno.
  • Gli istituti di credito italiani hanno troppi dipendenti a carico
  • Gli istituti di credito italiani hanno troppi politici a comandare

 

I loro bilanci sono in perdita netta…Hanno seri problemi…

 

Come tori feriti, le banche aggrediranno nell’immediato i clienti più deboli con il solo fine di portare a casa la loro pellaccia…

Dei tuoi interessi come cliente non frega in questo momento niente a nessuno, FIDATI!!!

 

Banca Etruria e’ un caso dimenticato, vero?

Ai Direttori veniva detto di vendere immondizia…e se sei un dipendente lo devi fare…

A Roma a settembre ho superato l’esame OAM come agente e mediatore del credito.

L’esame verte per gran parte sul rispetto dei requisiti di trasparenza e obbligo di comunicazione al cliente.

Dove lavoravo nel frattempo ero un dipendente…il 27 mi arrivava lo stipendio…

E visto che anche noi non stavamo bene dovevo far firmare,tra le carte, l’adesione all’aumento di capitale per la mia societa’…

Era l’1% del finanziamento erogato  (non mi veniva detto se non tra le righe) non spiegandolo o raccontando che lo scontavo a destra e sinistra.

Venduto come avrei dovuto venderlo NESSUNO me lo avrebbe firmato.

E indovina alla fine chi me lo firmava?

Chi pagava questa ulteriore tassa?

Il cliente che ne aveva DANNATAMENTE bisogno e in quel momento avrebbe firmato anche l’acquisto di un bilico di OLIO EXTRAVERGINE di MELE pur di poter tornare a lavorare….

Sei ancora convinto che la Banca o chi per esso in questo momento sia il tuo fidato consigliere che fa i tuoi interessi?

Non credi forse utile per il futuro assumere un guardiano del credito pagato a risultati e che ti protegga e renda piu’ forte agli attacchi che oggi vengono sferrati dal sistema banca malato?

Altro paradosso….

Le banche stesse non vogliono il cliente debole….perche’ sanno benissimo che presto dovra’ lasciarci…

 

e si ritorna al discorso da Bar che LE BANCHE POI ALLA FINE DANNO I SOLDI A CHI NON NE HA BISOGNO e aggiungo….prendendo a mazzate i deboli e gli ingenui che aspettano che le cose si sistemino da sole..

 

“LE BANCHE FINANZIANO LE BUONE IMPRESE CHE HANNO PROGRAMMAZIONE E SANNO NEGOZIARE CORRETTAMENTE…”

 

Scegli da che parte stare….

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Buon futuro…

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